'Siamo a terra', la protesta della ristorazione (e non solo) in piazza Duomo a Firenze

Dal centro passa anche la protesta dei tassisti

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mercoledì 28 ottobre 2020 13:23

Tovaglia, piatti, posate e bicchieri... la tavola è apparecchiata a terra, in piazza Duomo. E' la denuncia di "Siamo a terra", la protesta che si è svolta in tutta Italia, Firenze compresa, nella mattinata di oggi, mercoledì 28 ottobre.

 

Una manifestazione di protesta organizzata da Fipe Confcommercio, per sostenere il mondo della ristorazione. In piazza a Firenze si sono ritrovate delegazioni del settore da tutta la Toscana: oltre cinquecento imprenditori e i lavoratori presenti.

 

Con indosso cappelli e grembiuli d'ordinanza, chef, camerieri, ristoratori, lavapiatti, ma anche rappresentanti del mondo dello spettacolo, si sono seduti in piazza Duomo per lanciare il loro grido di allarme, che passa dalla perdita di fatturato fino al rischio di chiusura, in seguito all'ultimo Dpcm che ha imposto nuove misure restrittive, tra cui la chiusura alle 18 per le attività di ristorazione.

 

A dare il via ufficiale alla mobilitazione le note del Silenzio eseguite dal vivo. “Abbiamo voluto gridare nel più assoluto silenzio il nostro ‘no’ a provvedimenti che sono iniqui, dannosi e inutili”, ha spiegato il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, che ha avuto il compito di coordinare gli interventi, “non è nei nostri esercizi che si propaga il virus, il problema è altrove e il governo deve avere la capacità di intervenire in questo altrove. E se non ne è capace può anche andare a casa”, ha ribadito senza mezzi termini.  

 

“Siamo qui in piazza per amore del nostro lavoro, ma anche del nostro paese. Perché non sono a rischio solo le nostre imprese e le figure professionali che ruotano intorno al nostro mondo, ma un modello identitario che è parte importante della qualità della vita in Italia: l’accoglienza del fuori casa”, ha ricordato Aldo Cursano, che di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, è presidente regionale toscano e vicepresidente vicario nazionale, “noi lavoriamo per far star bene le persone e ci sentiamo feriti al cuore nell’essere considerati “untori”. Con provvedimenti così si decreta la morte di un intero settore, compromettendo il futuro di un milione e 900mila addetti. E noi non vogliamo assistere impotenti al fallimento delle nostre aziende”. 

 

“Questo è un lockdown camuffato, perché dopo le 18, quando i locali spengono le loro insegne, le nostre città si svuotano e possono tranquillamente chiudere anche tutte le altre imprese, tanto di gente in giro non se ne vede”, ha detto la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini, presente per testimoniare la solidarietà dell’intero mondo del terziario ai colleghi della somministrazione, “questa lotta alla pandemia non si combatte  con le chiusure, ma molto con il senso di responsabilità personale” .  

 

Sono intervenuti in piazza anche il presidente della Regione Eugenio Giani e il sindaco di Firenze Dario Nardella.

 

Da piazza Duomo è passata anche la protesta dei tassisti, che hanno sfilato a bordo dei taxi in centro, tra gli applausi dei presenti.

 

 

 

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