L'autentica cucina fiorentina di qualità, all'osteria Badalì non si resta delusi

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28/02/2019

Un viaggio nei sapori locali all'osteria di via dei Renai

Ah, eccolo il Badalì di cui ho sentito parlare! E' questo che ho pensato quando, passando per caso da via dei Renai, in San Niccolò, mi sono imbattuta nella divertente insegna dell'osteria Badalì.

 

Recentemente mi era capitato di vedere diverse foto dei piatti di Badalì sui social, e di sentirne parlare da amici e conoscenti. Incuriosita, soprattutto dopo aver visto dove si trova, do prima un'occhiata al sito, vedo che si può prenotare anche da lì, e mi decido che è la volta buona di provarla. Prenoto per la sera dopo, per una cena con un'amica. 

 

Appena entrata mi ha convinto l'ambiente, con mattoni a vista, apparecchiatura semplice ma non banale. L'idea che ho avuto fin da subito è che niente lì dentro fosse lasciato al caso.

 

Idea confermata dal menù, che ad una prima occhiata mi ha fatto capire che il cameriere dovrà avere pazienza: lo farò aspettare una vita prima di decidermi.

 

Il menù è tutto in salsa locale, punta sui piatti autentici della cucina tradizionale fiorentina, con qualche prestito anche dal resto della Toscana.

 

Grande spazio viene dato alla carne, anzi, alla ciccia, che la fa da padrona a 360 gradi: cacciagione, carne bianca, manzo, cruda e cotta, dai carpacci alle tartare fino all'immancabile bistecca.

 

Scopro che in cucina c'è il cuoco fiorentino Nicola Schioppo, lo vedo anche passare tra i tavoli, e dato che sono una rompiscatole, non mi lascio scappare l'occasione di fermarlo e fargli qualche domanda. Innanzitutto, la scritta "Menù Inverno" che campeggia sulla carta, vuol dire tra che un po' cambiano i piatti?

 

"Si, il menù cambia continuamente - ci racconta lo chef Nicola Schioppo - Siamo maniacalmente fissati sulle stagioni, a partire dalla reperibilità delle materie prime, rigorosamente di stagione e a chilometro zero. Il fiore di zucca qui non lo mangi tutto l'anno, così come il pomodoro, che se me lo chiedi adesso non ce l'ho. Il Menù Inverno lo abbiano fino a fine marzo, poi ci sarà quello primaverile. E abbiamo anche un menù del giorno, che cambia a cadenza quasi giornaliera".

 

(Ho capito. Mi toccherà tornare spesso). 

 

Già che ci sono gli chiedo anche della brace, visto che sul menù c'è scritto Brace a legna, una cosa che non mi era mai capitato di trovare. 

 

"Facciamo la brace a legna e carbone, che è una rarità. E' un tipo di cottura totalmente diverso, tradizionale, completamente naturale, ti fa sentire l'aroma del legno, e dato che c'è la cucina a vista, puoi anche vedere la bistecca mentre si cuoce". 

 

Bene, dopo aver preso in ostaggio il cuoco, lo lascio andare e mi rimetto a studiare il menù. Lo chef ha confermato la mia prima impressione, ovvero che questo menù fosse stato costruito da chi la cucina la conosce bene: i piatti tradizionali, le materie prime... qui si sa di cosa sta parlando. Io che sono fiorentina apprezzo davvero le scelte, vedo cose che non trovo normalmente, come il bardiccio, che mi ricorda i miei nonni... Ma chi non è fiorentino non resta troppo smarrito, perché ogni piatto è descritto, e i camerieri sono molto gentili e disponibili a consigli e spiegazioni (l'ho già detto che sono una rompiscatole, vero?). 

 

A partire dai piatti freddi, non manca nessun fiore all'occhiello dei prodotti toscani eccellenti, dal tartufo di San Miniato, al lardo di Colonnata, dalla selezione di pecorini solo toscani, alla sbriciolona. 

 

Una cosa che mi colpisce è la selezione di crostini, proposti un po' come fossero tapas: una scelta tra sette tipi di crostini, dal fegatino al cavolo nero, dal lampredotto ai fagioli, e se voglio un piatto di crostini misti posso ordinarlo con i gusti che preferisco, o provarne anche solo uno, per togliermi lo sfizio. (E infatti ho ordinato un crostino con caprino e fiocchi di prosciutto).

 

Il menù è insomma un vero e proprio viaggio nella nostra cucina. Negli antipasti mi attirano anche l'insalata d'inverno con finocchi, arance e pecorino, il baccalà marinato e la gratinata di trippa.

 

Tra i primi piatti non manca niente, le zuppe della tradizione rispondono tutte all'appello: ribollita, acquacotta, zuppa di porri, e con le "pastasciutte" entro davvero in difficoltà. Sono una grande amante dei primi, e se mi dici che la pasta è tutta fatta in casa, dai pici di caccia, ai tortelli mugellani, fino agli gnocchi al tartufo, come faccio a scegliere?

 

La mia amica invece è più amante della carne, e anche lei non ha vita facile a scegliere tra stufato di San Giovanni, vitella arrosto, faraona tartufata (piatto dell'Artusi tra l'altro), e soprattutto tra la brace a legna e carbone (rigatino, bardiccio, braciola di polletto, Fiorentina...).   

 

I contorni, poi, a chiamarli così sembra quasi di far loro un dispetto, perché da come sono belli sembrano dei piatti principali. Sono tutti cucinati, e ci sono cose che non si trovano davvero facilmente, dallo stufato di carciofi all'insalata di radicchi di campo, fino ai 'rocchini', ovvero polpettine di sedano al sugo di pomodoro (e si, non mancano neanche le patate, ma rigorosamente con la crosta croccante).

 

Che si beve? Io e la mia amica non siamo esperte di vino, ma per fortuna la carta dei vini, o meglio  il Giornale divino, con vini quasi esclusivamente toscani, è molto dettagliata e ti guida bene. Noi abbiamo scelto di farci consigliare, e il cameriere devo dire non si è fatto trovare impreparato sul tema.  

 

Dopo aver studiato a fondo il menù ed essermi finalmente decisa, iniziano ad arrivare i piatti. Si parte dal crostino. Caprino caldo, e prosciutto posato sopra, un crostino semplice, con due ingredienti, perfetto per capire che se la materia prima è di qualità, fa davvero la differenza. Saporito ma non invadente, il gusto deciso del caprino si sposa alla perfezione con il dolce del prosciutto. (Lo so, sembra strano avere così tanto da commentare su un semplice crostino... Ma merita davvero). Bè, direi che la cena non è iniziata male. 

 

Alla pasta fatta in casa non so resistere, e ho preso i pici di caccia, al sugo di cacciagione. Devo dire, notevoli. Piatto abbondante ma non esagerato, un sapore deciso in cui la carne è davvero esaltata, ricco, ma per niente unto (e, fattore importante, l'ho digerito benissimo!). 

 

Dopo qualche assaggio della Golosa che ha ordinato la mia amica (una tenerissima braciola di manzo appena scottata alla brace e insaporita con marinata di aglio e origano), decido di non prendere il dolce e resistere alla tentazione, ma poi faccio l'errore di leggere la carta... Dolci tutti fatti in casa, che ti fanno pensare che dai, forse uno spazietto mi è rimasto. Vorrei provare lo zuccotto, o le pere cotte nel vino, e invece non resisto al tiramisù (consigliatissimo!). 

 

Insomma, tirando le somme, Badalì è un'osteria dove alla tradizione non si sfugge, dalla scelta dei crostini a quella dei dolci. Ma se la tradizione è interpretata, esaltata e rispettata così, e non, come spesso accade, usata solo come attrattiva per poi risultare deludente, ben venga. Se il risultato è questo, non ci penso proprio a sfuggirle, anzi, mi lascio acchiappare volentieri. 

 

Sono venuta a cena, ma ora che l'ho provato so che potrò tornarci anche a pranzo. Sono spesso in centro per lavoro, e non mancherò di farci un salto, anche perché la posizione è davvero strategica. 

 

E poi, quando esci dal ristorante ti viene davvero da dire "badalì". Perché Firenze e proprio lì davanti, l'Arno illuminato ai tuoi piedi, Ponte Vecchio ti guarda da vicino, le vette fiorentine sbucano dai palazzi, e sopra di te, il Piazzale ti controlla. Direi che la passeggiata finale non ce la toglie nessuno. E andiamo a letto ancora più contente. 

 

 

 

 

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