Falso medico accusato di aver abusato delle pazienti: violenza sessuale verso 12 donne
La Procura procede per i reati di esercizio abusivo della professione medica e di violenza sessuale aggravata
venerdì 24 luglio 2026 16:59
Nel dicembre 2025 era stata data applicazione, da parte del Giudice per le Indagini Preliminari di Prato, della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un soggetto non qualificato professionalmente, accusato di aver indotto cinque donne a subire atti sessuali impegnato in attività medica abusivamente esercitata, consistente nelle pratiche della idrocolonterapia, in uno studio medico gestito dalla moglie, esercente attività medica endoscopista, a Prato.
L'approfondimento investigativo compiuto nei sette mesi seguenti, come si apprende dalla Procura di Prato, ha consentito di acquisire ulteriori significativi indizi idonei a corroborare l'ipotesi d'accusa condivisa dal Gip con il citato provvedimento cautelare (attualmente il destinatario è sottoposto alle misure dell'obbligo di dimora e dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria).
Il quadro investigativo ha indotto la Procura a predisporre l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, in esito a interrogatorio dei due indagati, contestando loro l'esercizio abusivo dell'attività medica nello studio. L'uomo risulterebbe aver consumato condotte di violenza sessuale in pregiudizio di almeno dodici pazienti di sesso femminile, di età compresa tra i 30 e i 59 anni, che hanno assunto atteggiamento di collaborazione, trovando il coraggio di denunciare gli abusi sessuali patiti.
La pratiche invasive del breath test e dell'idrocolonterapia è stata pubblicizzata dalla titolare dello studio sui social network, come una pratica medica, che comporta rischi di perforazione del colon, utilizzata per ripulire dalle scorie il colon per dare beneficio a pazienti con patologie gastrointestinali. Il breath test e l'idrocolonterapia praticati sono stati ritenuti, da due consulenti tecnici nominati dalla Procura, una procedura diagnostica di stretta pertinenza sanitaria, la cui titolarità è attribuibile alla figura medica, per quanto concerne la fase prescrittiva e interpretativa, e al personale sanitario qualificato (infermiere o tecnico di laboratorio) per la fase esecutiva. Dunque, l'indagato maschile è stato ritenuto privo di qualsiasi titolo abilitante e sprovvisto di specifiche competenze professionali, e non avrebbe potuto praticare le citate procedure.
La Procura procede per i reati di esercizio abusivo della professione medica e di violenza sessuale aggravata nei confronti del soggetto maschile indagato, e per il delitto di esercizio abusivo della professione nei confronti della titolare dello studio, per aver determinato e diretto l'attività di chi ha concorso nell'attività abusiva, al quale ha indirizzato le pazienti.
Le indagini si sono nutrite dell'apporto della Squadra Mobile di Prato. La Procura invita le pazienti che hanno subito abusi sessuali o comportamenti prevaricatori a denunciare.
