Sciopero dei metalmeccanici in Toscana. Manifestazione e corteo a Firenze
Lavoratrici e lavoratori dell'industria contro la crisi del manifatturiero in Toscana
mercoledì 08 luglio 2026 17:38
Le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici della Toscana parteciperanno allo sciopero generale regionale dell’intera giornata di domani, giovedì 9 luglio, dei settori industriali della Toscana, indetto da Cgil, Cisl e Uil regionali, per richiamare l’attentione delle istituzioni sulla difficile situazione che sta attraversando il sistema manifatturiero della regione.
A preoccupare i sindacati sono le crisi che stanno investendo alcuni dei principali comparti industriali toscani: dalla componentistica automotive, che continua a risentire della contrazione del mercato e delle trasformazioni legate alla transizione del settore, alla siderurgia, strategica per l’intero sistema produttivo regionale; dalla cantieristica e impiantistica navale, che vive una fase di forte incertezza, fino al settore degli accessori metallici per la moda, uno dei pilastri dell’economia toscana oggi alle prese con un significativo rallentamento produttivo. Resta inoltre una forte incertezza sul futuro del settore degli elettrodomestici, che sta subendo una profonda crisi legata ai processi di transizione industriale e alla delocalizzazione di una parte significativa delle produzioni. Una situazione che ha già determinato la chiusura di importanti siti produttivi e che attende ancora concreti percorsi di reindustrializzazione capaci di garantire nuova occupazione e prospettive di sviluppo per i territori coinvolti.
La Toscana conferma circa 310.000 addetti nell’industria, ma perde 2.000 occupati rispetto al 2024. Il peso dell’industria sul Pil regionale è sceso al 19,2%, il livello più basso degli ultimi venticinque anni. Un dato che evidenzia il progressivo arretramento del comparto manifatturiero e che rende ancora più urgente l’adozione di misure straordinarie a sostegno del sistema produttivo. Senza un vero piano industriale, la Toscana rischia di chiudere il 2026 con un’ulteriore perdita di 3.000-4.000 posti di lavoro industriali. Ad oggi sono 15.032 i lavoratori toscani dei comparti siderurgia, accessori moda, nautica e automotive interessati da ammortizzatori sociali. La situazione più critica si registra nell’area Firenze-Prato-Pistoia, dove i lavoratori coinvolti sono 3.398. Seguono la provincia di Pisa con 5.100 lavoratori, Livorno con 2.504, Arezzo con 2.017, Massa Carrara con 892, Siena con 541, Lucca con 450 e Grosseto con 130.
Nel complesso, spiegano i sindacati, questi numeri fotografano una crisi che attraversa gran parte del sistema manifatturiero toscano e coinvolge in maniera significativa alcuni dei principali distretti industriali della regione, per un totale di 15.032 lavoratrici e lavoratori attualmente sostenuti dagli ammortizzatori sociali. “Dietro questi numeri – dichiarano congiuntamente Flavia Capilli, segretaria generale Fim-Cisl Toscana, Daniele Calosi, segretario generale Fiom-Cgil Toscana, e Vincenzo Renda, coordinatore regionale Uilm-Uil Toscana – ci sono migliaia di lavoratrici e lavoratori che vedono crescere le preoccupazioni per il proprio futuro. In molti territori aumentano il ricorso agli ammortizzatori sociali, le riduzioni produttive e le difficoltà delle imprese. È necessario intervenire subito per evitare un ulteriore indebolimento del tessuto industriale regionale”.
Fim-Cisl Toscana, Fiom-Cgil Toscana e Uilm-Uil Toscana chiedono l’apertura di un confronto strutturato con il Governo e la Regione Toscana per definire una vera politica industriale in grado di sostenere gli investimenti, accompagnare le transizioni produttive, favorire la reindustrializzazione dei siti in crisi e salvaguardare l’occupazione nelle filiere strategiche. “L’industria rappresenta un patrimonio economico, sociale e occupazionale che la Toscana non può permettersi di perdere. Lo sciopero del 9 luglio vuole essere un segnale forte affinché il lavoro e le politiche industriali tornino al centro dell’agenda politica. Senza industria non c’è sviluppo, senza investimenti non c’è futuro. Per questo saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori che scenderanno in piazza per chiedere risposte concrete e un progetto di rilancio per il sistema produttivo regionale”, dicono Flavia Capilli, Segretaria Generale Fim-Cisl Toscana; Daniele Calosi, Segretario Generale Fiom-Cgil Toscana; Vincenzo Renda, Coordinatore Regionale Uilm-Uil Toscana.
Per queste ragioni le organizzazioni sindacali invitano tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici a partecipare allo sciopero e alle iniziative di mobilitazione che si svolgeranno nei territori della Toscana.
Cgil, Cisl e Uil Toscana hanno proclamato per domani giovedì 9 luglio uno sciopero regionale (intera giornata) dei settori industriali e manifatturieri, con manifestazione a Firenze.
Si tratta del primo sciopero in queste modalità. Nel dettaglio, lo sciopero riguarda le lavoratrici e i lavoratori delle imprese riconducibili ai comparti connessi alle attività manifatturiere (sezione ATECO C), alla fornitura di energia elettrica e gas, al servizio idrico integrato e alla gestione dei rifiuti (sezioni ATECO D, E).
La manifestazione di Firenze prevede il concentramento in piazza Bambine e Bambini di Beslan alle 9:30; il percorso toccherà viale Strozzi, via Ridolfi, piazza Indipendenza, via XXVII aprile e piazza San Marco con arrivo in via Cavour davanti alla Prefettura, dove sono in programma gli interventi dei segretari generali di Cgil-Cisl-Uil Toscana Rossano Rossi, Silvia Russo e Paolo Fantappiè.
In occasione della manifestazione, una delegazione di sindacalisti sarà ricevuta in Confindustria Toscana, in Regione Toscana e in Prefettura per illustrare ragioni e scopi della mobilitazione.
L’industria e la manifattura hanno sempre rappresentato un settore trainante dell’economia regionale nonché un patrimonio di saperi e strutture. Da qualche anno però il settore è attraversato da una crisi i cui numeri parlano chiaro, una crisi alla quale vanno date risposte urgenti per evitare il rischio di deindustrializzazione e di perdita di lavoro buono e know-how.
“Spero che la politica tutta e in particolare il Governo raccolgano il grido di protesta delle lavoratrici e dei lavoratori toscani che per la prima volta scioperano per chiedere politiche industriali”. Questo il commento di Valerio Fabiani, consigliere speciale del presidente della Regione Eugenio Giani per il lavoro e per le crisi industriali, a proposito dello sciopero di domani.
“La Toscana sta pagando un prezzo troppo alto. In questo anni alle crisi nazionali che investono settori come siderurgia e automotive e che hanno riguardato e riguardano anche importanti siti produttivi toscani si è aggiunta la crisi della moda, che fra le altre peculiarità ha anche quella di essere un comparto che per l’80% opera entro i confini della nostra regione”.
“Non c'è più tempo da perdere. Lo dico sapendo che dietro le parole d’ordine dello sciopero di domani ci sono storie di famiglie, di aziende, di persone in carne ed ossa, molte delle quali incrocio ogni giorno nel lavoro che facciamo con l’Unità di crisi della Regione. Proprio da questo osservatorio mi sento di dire che non riusciamo più a fronteggiare questa situazione occupandoci delle singole emergenze, attività che ovviamente continueremo a fare, ma che serve un strategia complessiva, una politica industriale in cui anche le Regioni possano essere protagoniste utilizzando la leva pubblica in difesa e a sostegno del nostro tessuto produttivo e quindi del lavoro”.
Paolo Fantappiè (segretario generale Uil Toscana): “Ci aspettiamo una grande partecipazione alla manifestazione del 9 luglio a Firenze, perché la crisi che sta attraversando l’industria toscana è ormai profonda e coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori. Oggi sono aperti 22 tavoli di crisi che interessano circa 5.000 persone e, soprattutto, manca una prospettiva industriale capace di guardare oltre l’emergenza. La Toscana non può vivere soltanto di turismo e servizi: senza un manifatturiero forte si indebolisce l’intero sistema economico regionale. Servono investimenti, innovazione, formazione e una strategia condivisa tra Governo, Regione e parti sociali per rilanciare il lavoro di qualità. La vertenza di Piombino è il simbolo di questa situazione: oltre 1.500 lavoratori attendono da anni un vero progetto industriale. È il momento di passare dagli annunci ai fatti, con politiche che sostengano l’industria, valorizzino il lavoro e favoriscano anche una nuova imprenditoria capace di investire sul futuro della Toscana”.
