'La precarietà uccide la ricerca': flash mob dei Precari Uniti del Cnr a Firenze e in tutta Italia
Mobilitazioni in undici città per chiedere stabilizzazioni, investimenti strutturali e un futuro per la ricerca pubblica
mercoledì 08 luglio 2026 12:58
"Basta precariato al Cnr", "La precarietà non fa ricerca", "Il futuro ha bisogno della ricerca", sono alcune delle parole scritte sui cartelli esposti questa mattina davanti alla sede fiorentina del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), in via Madonna del Piano 10, a Sesto Fiorentino.
Oggi, mercoledì 8 luglio, davanti alle sedi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma, Bologna, Modena, Pisa, Firenze, Rende, Catania, Palermo, Bari, Sassari e Lecce, il movimento Precari Uniti CNR promuove una giornata nazionale di mobilitazione con una serie di flash mob dal titolo "La precarietà uccide la ricerca", per "denunciare la situazione del precariato nel più grande ente pubblico di ricerca italiano e richiamare l'attenzione delle istituzioni sulla necessità di garantire continuità alla ricerca pubblica".
Le iniziative, organizzate localmente con il sostegno delle Organizzazioni Sindacali attraverso le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) presenti nei territori, intendono "dare voce alle migliaia di ricercatrici, ricercatori, tecnologi, tecniche, amministrativi e personale di supporto che da anni assicurano il funzionamento della ricerca italiana attraverso rapporti di lavoro precari. Secondo le stime più recenti, il precariato al CNR coinvolge circa 4.000 lavoratrici e lavoratori, pari a circa un terzo del personale dell'Ente. Molti di loro sono già arrivati alla scadenza del contratto o rischiano di arrivarci nei prossimi mesi", si legge nella nota di Precari Uniti.
"Nonostante i recenti sviluppi relativi all'applicazione dell'articolo 20 del Decreto Legislativo 75/2017, le stabilizzazioni finora realizzate hanno interessato soltanto 185 lavoratori sui 691 aventi diritto in base al comma 1 dell’articolo stesso, lasciando esclusa la maggioranza del personale in possesso dei requisiti previsti dalla normativa, inclusi i lavoratori aventi diritto a partecipare a concorsi riservati in base al comma 2 (concorsi che, ad oggi, non sono stati banditi). La mobilitazione vuole richiamare l'attenzione su un tema che va ben oltre la dimensione occupazionale. La perdita di queste professionalità rappresenta infatti una grave criticità per il sistema della ricerca pubblica: significa disperdere competenze costruite in anni di attività scientifica, investimenti pubblici e risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, compromettendo la capacità del Paese di produrre innovazione e conoscenza".
"I flash mob utilizzeranno un forte linguaggio simbolico. Manichini con camici da laboratorio, cartelli recanti scritte come "Ricercatore precario", "Ricerca italiana" e "Futuro della ricerca" rappresenteranno visivamente una ricerca sostenuta da finanziamenti temporanei e priva di prospettive strutturali. In alcune sedi saranno organizzati anche cortei simbolici con libri, provette, tesi di dottorato e altri strumenti della ricerca, a testimoniare la dispersione di competenze e professionalità che rischia di diventare irreversibile. Non scompare soltanto un posto di lavoro ma anni di esperienza, competenze e investimenti pubblici. A essere messo a rischio è il futuro della ricerca italiana e, con esso, la capacità del Paese di affrontare le grandi sfide scientifiche, tecnologiche e sociali dei prossimi anni. La mobilitazione rinnova la richiesta di un piano straordinario di stabilizzazione per tutto il personale avente diritto, di finanziamenti strutturali che garantiscano continuità alle attività di ricerca e di una programmazione capace di superare definitivamente il ricorso sistematico al lavoro precario negli enti pubblici di ricerca".
“La ricerca pubblica è un patrimonio del Paese e non può essere costruita sulla precarietà – ha affermato la FLC CGIL Firenze –. Dietro ogni contratto che scade non c’è soltanto una lavoratrice o un lavoratore che perde il proprio impiego: si rischiano di disperdere anni di formazione, competenze scientifiche e investimenti pubblici. Stabilizzare il personale significa garantire continuità alla ricerca, valorizzare il lavoro e investire davvero nel futuro dell’Italia”.
