Contrabbando di tessuti dalla Cina: indagine Fraus ab Oriente, sequestrata merce per oltre 11 milioni di euro

Sequestrati oltre 7,8 milioni di metri di tessuto e più di 237.000 capi di abbigliamento irregolarmente importati dalla Cina

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martedì 30 giugno 2026 10:59

"Fraus ab Oriente" è l'indagine della Guardia di Finanza di Prato, sotto la direzione dell’European Public Prosecutor’s Office – Ufficio di Bologna, finalizzata a contrastare il fenomeno del contrabbando di tessuti nel distretto industriale tessile pratese, che ha permesso di sottoporre a sequestro oltre 7,8 milioni di metri lineari di tessuto importati dalla Cina in totale evasione di dazi ed IVA e più di 237 mila capi d’abbigliamento.

 

Le investigazioni, avviate da oltre un anno, come si apprende dalla Gdf, hanno preso le mosse da capillari attività di monitoraggio dei flussi di merci su strada, sottoponendo a controllo tir autoarticolati e telonati provenienti dall’estero e diretti verso le sedi di diversi magazzini ubicati nell’area dei Macrolotti 1 e 2. I dati raccolti hanno formato oggetto di approfondimenti orientati innanzitutto a mappare le principali direttrici ed i centri nevralgici adottati per il trasporto, lo stoccaggio ed il trasbordo di grandi quantitativi di merci, nell’ottica di individuare le sedi di effettivo scarico e la corrispondenza di queste ultime rispetto ai dati riportati nella correlata documentazione fiscale e di trasporto.

 

L’attività svolta dai finanzieri del Gruppo di Prato aveva permesso già nell’autunno del 2025 di individuare un articolato sistema di imprese “apri e chiudi”, dotato di unità locali apparentemente sfitte o locate ad imprese estranee ai flussi commerciali materialmente rilevati in ingresso dall’estero. Le indagini preliminarmente svolte hanno permesso di rilevare come a capo del sistema di frode vi fosse una donna di nazionalità cinese residente a Prato, indagata anche per i reati di trasferimento fraudolento di valori e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

 

Le forniture di tessuti venivano importate illecitamente dalla Cina e trasportate verso i magazzini pratesi con documenti di trasporto alterati, che venivano poi distrutti una volta che la merce veniva scaricata. Per giustificarne lo stoccaggio, gli indagati ricorrevano all’uso di fatture false, riferite a un percorso commerciale simulato attraverso società estere, in particolare polacche, tedesche, maltese ed ungheresi, risultate inesistenti o inattive.

 

Tra ottobre e gennaio, sono state, dunque svolte due attività di perquisizione e sequestro per finalità probatorie della merce stoccata presso i magazzini in uso alle imprese oggetto d’indagine, una delle quali operata in seguito all’accertamento di un tentativo di trasbordo dei tessuti in orario notturno verso nuovi siti non ancora noti agli inquirenti.

 

Le indagini sono poi proseguite nell’ottica di ricostruire, anche sulla base dei dati estratti dai dispositivi informatici sottoposti a sequestro nei confronti della principale indagata, l’intera rete di approvvigionamento illecita con l’obbiettivo contestuale di disarticolare la filiera distributiva delle merci illecitamente introdotte sul territorio doganale comunitario, e destinate al consumo nel mercato domestico, pervenendo all’accertamento dell’evasione di dazi ed IVA all’importazione superiore a 4 milioni di euro.

 

Sulla scorta delle evidenze probatorie emerse che hanno avuto ad oggetto la posizione di cinque ditte individuali condotte da soggetti di etnia sinica, la Procura Europea di Bologna ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 7,8 milioni di metri lineari di tessuto e di oltre 237.000 capi di abbigliamento di provenienza cinese, importati in regime contrabbando, stoccati in diversi capannoni e depositi commerciali situati nelle provincie di Prato e Firenze, per un valore di mercato complessivo stimato in oltre 11 milioni di euro.

 

 

 

 
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