Sollicciano, sotto sequestro 7 sezioni per motivi igienico-sanitari

Indagine dagli esposti dei detenuti

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martedì 16 giugno 2026 17:04

Chiuse sette sezioni del carcere di Sollicciano per motivi igienico-sanitari. Dopo anni di denunce da parte di detenuti e polizia penitenziaria, arriva il sequestro di sette sezioni del carcere fiorentino, disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Firenze. Dagli esposti è partita un’indagine eseguita da Questura, Asl e Guardia di Finanza.

 

Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria fa sapere di aver "risolto alcune problematiche, effettuando ristrutturazioni di singoli reparti detentivi. Essendo però necessario un intervento di maggiore portata, è stata già finanziata per la complessiva riqualificazione dell'istituto la somma di 9 milioni di euro, a valere sul fondo previsto dalla legge di bilancio 2025".
 

"Nell'ambito di questa procedura in atto - prosegue il Dipartimento - il 15 maggio scorso si è proceduto all'aggiudicazione della progettazione dei lavori per la completa riqualificazione della Casa circondariale e, allo stesso tempo, per velocizzare i lavori, si sta valutando di anticiparne parte di essi, stralciando alcuni interventi prioritari dalla progettazione complessiva. Proprio in virtù di questi lavori programmati si è previsto un trasferimento di detenuti con destinazione in altri Istituti penitenziari, dove sono presenti sezioni o reparti di recente ristrutturazione, che consentono, ad oggi, di ospitare nuovi ingressi".

 

Le sezioni sequestrate sono la 1, 2 e 7 del reparto giudiziario maschile, le sezioni 9, 10 e 12 del penale maschile e la sezione Accoglienza.


“Lo diciamo da sempre e quanto avvenuto oggi lo certifica. Il sequestro di alcune sezioni non fa altro che confermare una situazione che da troppo tempo denunciamo come non più sostenibile. Le condizioni dell'istituto sono incompatibili con il rispetto della dignità delle persone detenute e con il lavoro quotidiano del personale penitenziario". Lo dice l’assessore al Welfare di Firenze Nicola Paulesu. "Fin dall'inizio del mandato come amministrazione abbiamo sollevato il tema delle condizioni di Sollicciano. In ogni sede abbiamo richiamato l'attenzione sulla necessità di interventi strutturali e urgenti per affrontare criticità ormai croniche. Abbiamo messo in campo tavoli di lavoro e ribadito la questione in tutte le interlocuzioni con i soggetti competenti. Il provvedimento disposto dall'autorità giudiziaria certifica una condizione che non può più essere affrontata con misure temporanee o promesse rinviate. Come ha detto la sindaca Funaro, adesso l’auspicio è che vengano prese decisioni chiare, determinate e irrimandabili a livello ministeriale. Servono risposte immediate per garantire condizioni dignitose e sicure per i detenuti e per chi opera a ogni livello all’interno della struttura." 

 

“Il provvedimento di sequestro preventivo emesso dalla Procura di Firenze per le condizioni disumane e insalubri di Sollicciano rappresenta un atto senza precedenti, ma purtroppo è la conferma di ciò che denunciamo pubblicamente e instancabilmente da anni. Le nostre relazioni, i nostri appelli e i costanti gridi d’allarme, rimasti troppo a lungo inascoltati, trovano oggi un riscontro formale e incontrovertibile nell’azione della magistratura”. A dirlo è l’associazione Pantagruel, dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze di disporre il sequestro preventivo di sei sezioni del carcere di Sollicciano e dell’area accoglienza dell’istituto penitenziario, al termine di un’indagine della Procura Fiorentina nata dai ricorsi presentati da alcuni detenuti ai magistrati di sorveglianza sulle condizioni igienico-sanitarie della struttura.

 

“Le celle invase dall’umidità, l’inabitabilità dei dormitori, la sporcizia e il rischio costante legato agli impianti elettrici fatiscenti non sono emergenze dell’ultima ora, ma una realtà strutturale degradante con cui detenuti e operatori sono costretti a convivere ogni giorno, in aperta violazione dell’articolo 27 della Costituzione. Chi frequenta il carcere quotidianamente - spiegano da Pantagruel - sa che questa situazione non nasce oggi: oggi, semplicemente, non è più possibile fingere di non vederla”. “Come associazione accogliamo il provvedimento del Gip come un punto di non ritorno ed esprimiamo forte preoccupazione per le conseguenze che potrebbero derivare dai trasferimenti immediati dei detenuti. Lo spostamento  verso altre strutture - dicono da Pantagruel -  rischia infatti di sradicare ulteriormente queste persone dai loro percorsi di reinserimento e dai legami territoriali e familiari, oltre a sovraccaricare altri istituti già al collasso”. “La magistratura ha fatto il proprio dovere di fronte all’illegalità diffusa della struttura. Ora la politica e le istituzioni non possono più girarsi dall’altra parte. Non basta chiudere le sezioni o spostare le persone : serve un ripensamento radicale dello spazio e della dignità della pena a Firenze”, conclude Pantagruel.

 

"L'inchiesta della Procura, condotta con Squadra Mobile, ASL e Guardia di finanza, muove dalle segnalazioni che le stesse persone detenute hanno presentato ai magistrati di sorveglianza. È bene ricordarlo: a far emergere la verità sono stati i soggetti più deboli del sistema, non chi avrebbe avuto il dovere di prevenire", commentano Massimo Lensi – Associazione Progetto Firenze, Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune e Giulia Marmo - Sinistra Progetto Comune Quartiere 4.
 

"Lo avevamo scritto insieme mesi fa: le alternative esistono e sono note da tempo. Trovano fondamento nel principio del diritto penale minimo e nell'articolo 27 della Costituzione, che lega la pena alla funzione rieducativa. La carcerazione strutturale, oltre una certa soglia, produce effetti controproducenti: indebolisce le garanzie, alimenta l'inflazione punitiva, trasforma l'istituto penitenziario nella discarica sociale in cui rinchiudere chi la società non intercetta altrove — persone con dipendenze, con problemi psichiatrici che starebbero più propriamente in strutture intermedie o di altro tipo. Il sequestro di oggi è la traduzione giudiziaria di questo fallimento", continuano da Sinistra Progetto Comune.
"Non possiamo accettare la cornice con cui il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria prova a ridimensionare l'accaduto. Il Dap parla di «lavori di riqualificazione in atto», dei 9 milioni di euro stanziati con la legge di bilancio 2025 e dell'aggiudicazione della progettazione del 15 maggio scorso, e presenta il trasferimento dei detenuti come un passaggio della propria programmazione. Ma l'ordine dei fatti è inverso: non è la riqualificazione ad aver prodotto il sequestro, è il sequestro a rendere quei reparti inutilizzabili. Spacciare per manutenzione ordinaria la conseguenza di un provvedimento penale significa rimuovere anni di rinvii. E se quelle risorse erano disponibili, resta la domanda: perché si è atteso un'ordinanza del Tribunale per attivarle?
C'è poi il nodo che torniamo a porre. La soluzione non è l'edilizia carceraria, tanto meno nelle forme del cosiddetto «carcere volano», che introduce in modo surrettizio elementi di privatizzazione dell'esecuzione penale difficilmente conciliabili con l'articolo 27. La strada è opposta: decarcerazione, pene realmente alternative, attivazione di tutti i percorsi previsti dall'ordinamento, riduzione della popolazione detenuta senza che ciò si traduca in minori stanziamenti. Il trasferimento delle persone detenute disposto dopo il sequestro è il rovescio di quanto chiedevamo da tempo: governare per tempo l'inagibilità avrebbe evitato che fosse un sigillo penale a imporre lo svuotamento".
 

 
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