A Firenze si votava con le fave: nere e bianche al posto delle schede

Nel cuore del potere cittadino, il voto passava da un bossolo e da una manciata di fave

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martedì 21 aprile 2026 19:47

Nella Firenze del Quattrocento si votava con una fava, nessuna scheda elettorale.
 

Nel sistema della Signoria di Firenze, ogni decisione passava da un gesto semplice e concreto. I votanti inserivano, a pugno chiuso, una fava dentro un contenitore. Nera per il voto favorevole, bianca per quello contrario.

 

Il meccanismo era preciso. Le fave venivano introdotte in un bossolo, una struttura composta da due coppe unite. Poi venivano trasferite in una piccola brocca, la bigoncia, e infine nel bacile, dove venivano contate. Un sistema lineare, costruito per garantire ordine e controllo.

 

Non erano oggetti qualsiasi. Questo corredo per le votazioni faceva parte del tesoro della città ed era custodito nella cappella di San Bernardo, sotto la sorveglianza dei frati. Il voto era anche una questione simbolica, regolata con attenzione.

 

C’è poi un dettaglio che alza il livello. Uno di questi strumenti, il bossolo, è attribuito alla bottega di Lorenzo Ghiberti, tra i protagonisti del Rinascimento fiorentino.

 

Nel corso dei secoli, tra ristrutturazioni e cambi di potere, il corredo è sopravvissuto. Dalla Repubblica al dominio mediceo fino al Magistrato Supremo, questi oggetti sono rimasti legati al cuore della vita politica cittadina.

 

Oggi sono conservati ed esposti in Palazzo Vecchio, dove raccontano un modo di votare lontanissimo dal nostro ma sorprendentemente diretto.

 

A Firenze c’è stato un tempo in cui una semplice fava poteva decidere il destino della città.

 

 

 
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