Filiera di imprese 'apri e chiudi' nel distretto tessile pratese: sorveglianza speciale e confisca ad un 49enne
Primo caso in Toscana di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca nei confronti di un evasore fiscale
giovedì 12 marzo 2026 12:58
Il Tribunale Misure di Prevenzione di Firenze ha applicato, su richiesta della Procura di Prato e in esito al procedimento in contraddittorio con la difesa iniziato il 25 giugno 2025, le misure di prevenzione personale della Sorveglianza Speciale, con obbligo di soggiorno nel comune di Prato, per la durata di tre anni, e patrimoniale della confisca, nei confronti di un uomo di origine sinica di 49 anni, nato nella regione dello Zhejiang della Repubblica Popolare Cinese, già coinvolto in procedimento penale per reati tributari (di cui agli articoli 2, 5, 8 e 11 del D. Lgs. 74/2000), gestore di fatto di una filiera di imprese “apri e chiudi”.
Il provvedimento, come si apprende dalla Procura di Prato, è stato eseguito in data odierna dalla Guardia di Finanza di Prato, su delega della Procura. L'imprenditore sottoposto alle misure, attivo nel settore tessile del distretto pratese sin dal 1999, è stato riconosciuto un evasore fiscale seriale socialmente pericoloso. Egli ha potuto contare, nel corso di oltre vent'anni di operatività illecita, sulla collaborazione costante, qualificata e strategica di consulenti compiacenti, il cui apporto si è rivelato essenziale per l'ideazione e l'attuazione di un articolato schema fraudolento.
Con il loro supporto tecnico-professionale, l'imprenditore ha fittiziamente intestato la titolarità di almeno otto ditte individuali a prestanome - anch'essi di origine cinese predisponendo assetti societari volutamente opachi e funzionali a dissimulare la gestione di fatto da parte del medesimo soggetto, il quale ha dato vita a un modello unico per durata, che ha preso le mosse il 27 maggio 2021 e che si è protratto sino alla fine del 2024, quando era già stato avviato l'iter procedurale che ha portato alla confisca di prevenzione, per come riconosciuto dal tribunale con la decisione depositata il 9 marzo 2026.
Nonostante fosse stato destinatario di misura cautelare detentiva e reale nel processo penale a suo carico, l'imprenditore ha perpetuato, con modalità identiche a quelle criminose già individuate all'inizio del procedimento di prevenzione, il disegno delinquenziale di occultamento patrimoniale, aggirando le norme che impediscono di prendere in locazione e/o acquistare i beni sottoposti a sequestro attraverso attribuzione fittizia ad altri della titolarità o disponibilità di denaro beni e altre utilità. Una metodologia sofisticata che, secondo la Procura, ha fotografato la sua pericolosità sociale. I consulenti coinvolti, sfruttando le proprie competenze in ambito fiscale, contabile e amministrativo, hanno fornito un contributo decisivo nella costituzione, gestione e chiusura pilotata delle imprese, garantendo la continuità del disegno fraudolento attraverso la redazione di atti, bilanci e dichiarazioni finalizzati a eludere i controlli e a schermare i movimenti economici reali.
Ciascuna di tali imprese, dopo un breve periodo di operatività, veniva sistematicamente cessata con l'insorgere dei primi rilevanti debiti erariali, al fine di neutralizzare sul nascere eventuali azioni di accertamento o riscossione da parte dell'Amministrazione finanziaria. Attraverso questa modalità seriale e strutturata di evasione resa possibile anche grazie al concorso consapevole dei professionisti, l'imprenditore si è fraudolentemente sottratto al pagamento delle imposte per un ammontare complessivo, comprensivo di sanzioni e interessi, ben superiore a quattro milioni di euro.
Analogamente, oltre alla sistematica sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte con imprese “apri e chiudï”, rientrano nel modus operandi delle predette articolazioni imprenditoriali l'omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali (anche rilevanti per la loro entità nell'ordine di svariati milioni di euro, alla luce delle soglie di cui all'art. 5 d. lgs. 74/2000), nonché la sistematica emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, finalizzata alla movimentazione delle ingenti disponibilità di denaro contante che venivano riscosse e impiegate nell'ambito degli acquisti e delle cessioni "in nero" di merce.
La confisca, disposta dal Tribunale Misure di Prevenzione di Firenze, ha riguardato due unità immobiliari, di cui una di natura commerciale a Prato dal valore di oltre un milione di euro, e una società fittiziamente interposta dall'imprenditore di fatto per la realizzazione di plurimi investimenti. In aderenza a quanto sostenuto dalla Procura, la confisca è stata disposta per due ordini di ragioni: tali beni sono stati riconosciuti frutto degli illeciti tributari, anche in termini di reimpiego dei profitti dei reati, e, al contempo, per l'accertata sproporzione tra il loro valore e le capacità reddituali. Proprio su quest'ultimo aspetto, è stata delineata un'incoerenza tra la posizione reddituale/dichiarativa dell'imprenditore e le possidenze patrimoniali accumulate da costui nel corso degli anni, tale da dimostrare un ingente arricchimento patrimoniale, mediante una sistematica evasione delle imposte dovute.
Si tratta del primo caso, nella provincia di Prato e in Toscana, di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca congiuntamente a quella personale della sorveglianza speciale nei confronti di un evasore fiscale qualificato, ribadisce la Procura, come socialmente pericoloso. Un'applicazione che, spiega la Procura, segna un importante punto di svolta nell'approccio repressivo verso le più insidiose forme di illegalità economica, riconoscendo espressamente come l'evasione fiscale seriale quando connotata da reiterazione, strutturazione organizzativa, impiego sistematico di strumenti fraudolenti e impatto economico rilevante - possa integrare una pericolosità sociale equivalente a quella delle condotte tipiche della criminalità economica tradizionale.
La Procura precisa che questa azione segna l'avvio di una nuova linea di indirizzo istituzionale, fondata sull'impiego sinergico degli strumenti investigativi penali e di prevenzione, e dimostra la volontà della Procura della Repubblica di Prato e della Guardia di Finanza di non lasciare zone grigie nell'area dell'evasione organizzata, soprattutto quando essa si presenta con i caratteri della sistematicità, dell'intenzionalità fraudolenta, del mascheramento patrimoniale e dell'impiego di professionalità esterne compiacenti. La portata del provvedimento, dunque, va ben oltre la singola operazione giudiziaria: rappresenta un precedente significativo e un messaggio chiaro a tutela dell'economia sana, delle imprese oneste e della credibilità dell'azione pubblica di contrasto alle forme più pericolose di illegalità economica.
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