Teatro, Giuliana De Sio e Filippo Dini protagonisti alla Pergola de 'Il gabbiano' di Cechov

Amori sbagliati, passioni non ricambiate e frustrazioni artistiche nello spettacolo in arrivo alla Pergola

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lunedì 23 febbraio 2026 16:47

Una carrellata di amori sbagliati, passioni non ricambiate e frustrazioni artistiche, attuale come non mai. Al Teatro della Pergola, dal 24 febbraio al 1° marzo, Giuliana De Sio e Filippo Dini sono i protagonisti de Il gabbiano di Anton Čechov, in scena con un potente cast immerso in un'atmosfera decadente, tra disillusioni e vane ambizioni, che riflette una borghesia annoiata e sorda, aggrappata alle proprie certezze, mentre tutto intorno è già cambiato.

 

Con l'opera più lirica di Čechov si indagano dunque le crisi esistenziali e sociali del presente attraverso i turbamenti di un gruppo di persone che si riuniscono in riva a un lago e qui dibattono nel tentativo di fuggire al grigiore del loro destino.

 

Filippo Dini, noto per le sue regie e interpretazioni che hanno esplorato l'animo umano e i rapporti familiari, porta in scena questo capolavoro con uno sguardo attento alla complessità della modernità.

 

L'allegra compagnia de Il gabbiano, pur partendo con le migliori intenzioni, si dirige verso l'oblio. A osservarli c'è l'animale che dà il titolo alla commedia, “strano e contraddittorio”, che vola sulle loro teste e li osserva (come il pubblico), ma a un certo punto viene ucciso “nella maniera più vile”.

 

Testimonianza dell’assurdità del destino umano, Il gabbiano è uno dei testi più cinici e contemporanei di Anton Čechov, che con bruciante attualità racconta di un’umanità sull’orlo del baratro, alla costante ricerca di un fioco baglior di speranza mentre resiste con tutte le forze alla malinconia, alla tristezza, alla rassegnazione.

 

In riva a un lago, un gabbiano sorvola e osserva un gruppo di persone, ma viene ucciso nel modo più vile. L’uccello cade esanime al suolo, e con lui precipita il destino degli uomini. A terra si consuma la grigia sorte dell’umanità, impossibilitata nel migliorarsi e consacrare le sue ambizioni. Sulla scena si trova un gruppo di persone, un’umanità in miniatura, di diverse età e collegate tra loro da vincoli, di parentela e non.

 

Sono casualmente riuniti e iniziano a dibattere: fra le diverse storie che si intersecano emerge la vicenda di un giovane, Kostja, che desidera risollevarsi dal grigiore della vita attraverso l’arte della scrittura. È sostenuto e infiammato dall’amore per Nina, sua coetanea che sogna di diventare attrice, e fomentato dal tentativo di opporsi con veemenza e passione alla madre, una famosa attrice, fidanzata con un importante scrittore assai più giovane di lei.

 

Ma tutto precipita quando il giovane uccide il gabbiano, segnando un punto di non ritorno nel destino degli uomini per cui parlare di salvezza diventa impossibile. I personaggi di Čechov precipitano inesorabilmente, la loro fiducia diventa speranza cieca e disillusa quando i loro intenti falliscono e si scontrano con l’amore non corrisposto, i sogni che si infrangono nella concretezza del quotidiano e il senso di vuoto generato dall’imminente fine della società com’è conosciuta.

 

Filippo Dini sceglie al suo fianco Giuliana De Sio per misurarsi con la drammaturgia del grande autore russo, e per raccontare di come accada che le nostre migliori energie, i nostri più luminosi talenti, il nostro amore più appassionato, vengano stravolti e corrotti secondo le leggi della società in cui tentiamo di esprimerli.

 

Spiega il regista nelle sue note: «L’immortalità di questo testo, e la sua bruciante contemporaneità, stanno nella descrizione di un’umanità alla fine: una società sull’orlo del baratro, che percepisce l’arrivo di un’apocalisse destinata a spazzare via il mondo così come lo abbiamo conosciuto. Di lì a pochi anni, infatti, arriverà la Rivoluzione, e con essa tante altre rivoluzioni in Europa — cause o effetti di una stessa crisi profonda. Tutta la drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente. I suoi personaggi sono un popolo di ombre che tenta di resistere alla malinconia, alla tristezza, al torpore dell’anima. Lottano, si scontrano, si feriscono – tra di loro e con sé stessi – per non soccombere. Le somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti. È come se il nostro Anton ci osservasse da lontano, con il suo sorriso ironico, in attesa che anche la nostra società, il nostro mondo, il nostro folle modo di vivere, arrivino all’esplosione. Proprio come la boccetta di etere del dottor Dorn».

 

Biglietti

Platea € 37 - Palco € 30 - Galleria € 21

Ridotto over 65, convenzioni

Platea € 34 - Palco € 27 - Galleria € 19

Ridotto soci Unicoop Firenze

Platea € 31 - Palco € 25 - Galleria € 19

Ridotto under30, abbonati

Platea € 31 - Palco € 25 - Galleria € 19

 I prezzi indicati sono comprensivi dei diritti di prevendita.

 

Le riduzioni over 65 e under 30 sono valide per le recite dal martedì al sabato. La riduzione soci Unicoop Firenze è valida per le recite di mercoledì e giovedì. Gli abbonati al Teatro della Toscana hanno diritto al biglietto ridotto.

 

 

 
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