Firenze, Montanari nel piazzale degli Uffizi: lezione di storia dell'arte in sostegno ai precari dei musei
Un'iniziativa promossa da Sudd Cobas e ARCI Firenze, nell'ambito della campagna "Non c'è cultura senza diritti"
domenica 01 febbraio 2026 19:26
Trecento persone oggi si sono sedute nel piazzale degli Uffizi per la lezione solidale di Tomaso Montanari a sostegno della vertenza dei precari e delle precarie storici dei musei.
Un'iniziativa promossa da Sudd Cobas e ARCI Firenze, nell'ambito della campagna "Non c'è cultura senza diritti". "Montanari ha raccontato la storia dell'arte ricordandoci che dietro ogni capolavoro c'è il lavoro invisibile e sfruttato di uomini e donne che rimangono anonimo ed invisibili. Così è stato nella storia, ma questo non vuol dire che così debba continuare ad essere", racconta il sindacato Sudd Cobas.
"Un lavoro stabile e dignitoso per i precari e le precarie degli Uffizi dovrebbe essere il punto di partenza per pensare una cultura costruita nel rispetto dei diritti e della dignità di chi lavora. Il fatto che le Gallerie degli Uffizi abbiano recentemente ribadito di considerarsi estranee alla questione la dice lunga sulla filosofia con cui fino ad oggi sono stati concepiti questi appalti. Ma non può funzionare così: chi lavora in appalto non può essere considerato meno di zero, invisibile. Senza queste lavoratrici, negli ultimi quindici anni, gli Uffizi non sarebbero riuscite nemmeno a garantire le aperture. Il Ministero della Cultura non può comportarsi come la peggiore delle aziende orientate al solo al profitto", continua il sindacato.
"Abbiamo chiesto alla Regione Toscana di riaprire il tavolo di Crisi e mettere le aziende al tavolo con il sindacato. Se non riceveremo risposte siamo pronti ad un nuova mobilitazione. Queste lavoratrici e lavoratori devono tornare a lavoro con quel contratto a tempo indeterminato che gli spetta da molto tempo", conclude Sudd Cobas.
"E' stato veramente molto bello fare una lezione storia dell'arte agli Uffizi, in piazza, in questa che non è una piazza popolare, non è una piazza della città, nasce come luogo di oppressione del Granduca sui Fiorentini e oggi diventa segno dell'oppressione della macchina turistica, di puro consumo e alienazione. Invece ce la siamo ripresa questa piazza e abbiamo parlato di storia dell'arte, ma abbiamo parlato di storia dell'arte dal punto di vista della Costituzione, dei diritti delle persone, del conflitto, che è una parola sana, è una parola giusta, è un conflitto non violento per i diritti delle persone. Io credo che non possiamo dire davvero di amare le opere d'arte, di amare i musei, se non amiamo anche le vite di chi ci lavora e di chi ci lavora come invisibile. A Firenze i musei hanno cominciato a funzionare come un'industria del lusso, è una città esclusiva, è anche una città escludente in cui si dice di non sapere chi cuce le borse e si dice di non sapere chi pulisce le sale dei musei, e noi invece lo sappiamo e pretendiamo che queste persone abbiano pieni diritti, i diritti che la nostra Costituzione riconosce loro", ha detto Montanari.
