Aids, Toscana seconda regione con incidenza più alta di Hiv

Cronaca
01/12/2019

Diagnosi in calo nel 2018

Oggi, domenica 1° dicembre, è la Giornata mondiale contro l'Aids.

 

L'Agenzia Regionale di Sanità ha comunicato i dati aggiornati su Hiv e Aids in Toscana . "I dati ci parlano di una progressiva riduzione dei casi di Hiv e di Aids conclamato, in Toscana come nel resto del Paese - dice l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi - Ma ci dicono anche che molte persone scoprono tardi la propria sieropositività. E che non c'è la percezione del rischio, soprattutto per quanto riguarda i rapporti eterosessuali. Quindi non dobbiamo abbassare la guardia, e continuare a fare interventi di sanità pubblica mirati, in particolare tra le fasce di età più giovani, per aumentare la consapevolezza sul grado di diffusione dell'infezione e sulle modalità di trasmissione e prevenzione. Lunedì prossimo porterò in giunta una delibera che destina un milione e mezzo di euro per progetti formativi sull'Aids per il personale che opera nei reparti di malattie infettive, e per programmi di prevenzione e lotta all'Aids da parte delle aziende sanitarie".

 

In Italia, nel 2018, l'incidenza Hiv è pari a 4,7 nuove diagnosi per 100.000 residenti. Rispetto all'incidenza riportata dai Paesi dell'Unione Europea, l'Italia si posiziona lievemente al di sotto della media europea (5,1 nuovi casi per 100.000 residenti). Nel contesto nazionale, la Toscana è la seconda regione italiana ad avere incidenza più alta (5,6 per 100.000 residenti), preceduta dal Lazio (6,7 per 100.000 residenti).

 

Le nuove diagnosi di Hiv del 2018 notificate in Toscana (dati aggiornati al 30 ottobre 2019), sono state 218, in diminuzione del 20% rispetto al 2017, quando i casi erano 272. Il 78% dei casi notificati riguarda il genere maschile. Tra i maschi, i più colpiti sono gli adulti di età compresa tra 25 e 44 anni, seguiti dai 45-64 enni e dai giovani di età compresa tra 15 e 24 anni. Le donne sono leggermente più giovani dei maschi alla diagnosi, infatti, l'età in cui le donne scoprono la sieropositività è spesso legata alla gravidanza, grazie al fatto che il test per Hiv è uno degli esami previsti nel libretto di gravidanza e quindi offerto gratuitamente a tutte le gestanti: per le femmine si registrano i tassi più alti nelle classi 15-24 e 25-44 anni.

 

Come ogni anno, si sottolinea che la maggior parte delle infezioni da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti e che è alta e in costante crescita la percentuale di diagnosi tardive: sono molte, dunque, le persone non consapevoli di aver contratto il virus, che arrivano al test Hiv in uno stato di salute già debilitato. In Toscana, il 23% dei pazienti è già in Aids conclamato al momento della diagnosi di sieropositività. Molti soggetti, quindi, ricevono una diagnosi di Aids avendo scoperto da poco tempo la propria sieropositività. La proporzione di pazienti con una diagnosi di sieropositività vicina (meno di 6 mesi) alla diagnosi di Aids è in costante aumento nel tempo ed è più elevata tra coloro che hanno come modalità di trasmissione i rapporti eterosessuali, a indicare l'abbassamento del livello di guardia e la bassa percezione del rischio nella popolazione.

 

Non esiste ancora una cura in grado di guarire dall'Hiv ma, se l'infezione viene diagnosticata precocemente, le terapie antiretrovirali disponibili offrono un'aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale.

 

Esistono tuttavia dei test rapidi che possono confermare o meno la sieropositività del paziente al virus dell'HIV. I test rapidi sono venduti nelle farmcie e sono in grado di evidenziare la presenza degli anticorpi contro l’HIV in una piccola quantità di sangue. Occorre pungersi il polpastrello e in pochi minuti si avrà un risultato di sieropositivitào sieronegatività al virus dell'HIV. Questi test coprono una finestra temporale di 3 mesi, un possibile contatto a rischio avvenutoltre 3 mesi prima. 

 

Se il risultato è positivo, la persona che ha eseguito il test deve rivolgersi a un medico o all’Aiuto Aids  e nel caso in cui il risultato venga confermato da un test di laboratorio deve farsi curare. Con una terapia avviata precocemente, l'aspettativa di vita può essere simile a quella della popolazione in generale.

 

 

 

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