Inferno, Tom Hanks e Ron Howard presentano il film nel salone dei Cinquecento 

Cronaca
06/10/2016

Presenti anche l'autore del libro Dan Brown e il resto del cast 

La scritta rossa "Inferno" campeggia sul salone dei Cinquecento, sopra il palco, dando il benvenuto a Tom Hanks and company, che da lì sotto danno il via al lancio del film. L'industria cinematografica internazionale si è data appuntamento Firenze, per la prima mondiale del film Inferno

 

Per il tappeto rosso si dovrà aspettare la sera di sabato 8, quando all'Opera di Firenze andrà in scena la prima vera e propria, mentre il film nelle sale uscirà il 13 ottobre. Stamattina invece si è tenuta la conferenza stampa, con il cast e il regista in Palazzo Vecchio. Presenti i due protagonisti, Tom Hanks e Felicity Jones, il regista Ron Howard, l'autore del best-seller da cui è tratta la pellicola, Dan Brown, e gli attori del cast Omar Sy e Irrfan Khan. 

 

A mezzogiorno in punto il gruppo arriva nella Sala, divertendosi a scattarsi selfie. Il primo a prendere la parola è il regista. "Come regista non avrei potuto sperare in un luogo più bello di Firenze per girare un film - afferma Ron Howard - questo è un luogo di mistero, dove rimangono vivi molti enigmi, come espresso da Dan nel suo libro".


La palla passa poi a Dan Brown, autore del romanzo Inferno, e degli altri libri da cui Ron Howard ha tratto i precedenti film con Tom Hanks nei panni del professor Robert Langdon, Il Codice Da Vinci e Angeli e Demoni. "A me appassionano l'arte e l'architettura e Firenze è un museo all'aria aperta, mi interessa scrivere di un luogo che mi appassiona. Quando ho saputo di questa misteriosa scritta 'cerca trova' ho deciso che era di questo che dovevo scrivere. E devo ringraziare gli studiosi che qui mi hanno aiutato”.


“Io volevo denaro e fama e poi ho iniziato a studiare arta drammatica e ho capito quanto è importante invece raccontare storie - afferma l'attore Irrfan Khan - per me la fama ora è qualcosa di falso, di insufficiente, non in grado di soddisfarti a pieno, però sappiamo che attraverso una storia si può avere un'esperienza che viene condivisa successivamente con il pubblico in tutto il mondo, diventando parte della memoria degli altri. Si fa qualcosa condividendo a livello di cuore e di testa ed è quello che mi fa andare avanti. Quello che amo della mia professione è questa condivisione”.
 

Tocca anche a Felicity Jones, e piano piano a tutti gli altri, raccontare cosa amano della loro professione “Penso che il bello del nostro lavoro sia poter lavorare con persone straordinarie. Dobbiamo fidarci, essere coraggiosi per arrivare ad un risultato inaspettato. Vogliamo condividere e creare qualcosa di originale. Non sappiamo mai prima come sarà un film, ma rispettiamo il lavoro degli artisti”.
 

“Io credo che abbia ragione Felicity nel parlare della fiducia - dice Omar Sy - Noi incontriamo tante persone, e amo questo del mio lavoro, e si tratta di persone straordinarie e piene di talento e conoscenza. Quando ero ancora a scuola devo confessare che mi distraevo facilmente, non avevo ben chiara la mia strada ma adesso no, ora so cosa voglio fare e lavorare in questo film mi ha permesso di apprezzare il talento di tutti. Per me è stato come seguire una misterclass qui a Firenze”.


Di nuovo Ron Howard: "Essere attori è un viaggio senza fine, io l'ho iniziato da bambino, e la parola giusta è condivisione, perché si permette alle persone di ridere, di appassionarsi. La cosa più importante è comprendere il tema, raccontarlo, interagendo col mondo in modo diverso in ogni progetto”.
 

E Tom Hanks: “Noi ci raccontiamo storie, e credo che il modo migliore per trascorrere due ore sia nelle mani di un grande narratore, a tavola o al cinema o intorno ad un falò, facendosi raccontare una bella storia”.
 

"Il mio lavoro è diverso rispetto a quello di questi attori di talento - dice Brown - ma la cosa che più mi affascina è imparare. C'è una specie di diavolo, un folle, in ognuno di noi, e la mia professione mi permette di affrontarlo e soddisfarlo".


Dan Brown, che ha ricevuto in dono dal sindaco Dario Nardella la maglia della Fiorentina, ha raccontato che l’idea del libro è nata da una statistica che ha letto, sulla popolazione del pianeta, triplicata negli ultimi 80 anni. “Questo mi ha colpito e per questo ho scritto il libro - ha spiegato - ovviamente il film è diverso, se fosse stato girato tutto il libro sarebbe durato 35 ore, ma sono grato a Ron perché il tema della sovrappopolazione è stato davvero affrontato nel film".


Ron Howard ha parlato della centralità di Dante nella storia. "Ciò che è stato affascinante per me è scoprire come era visivamente potente il poema di Dante - racconta il regista - nel rileggerlo mi sembrava che ci stesse dando un vocabolario di spiegazione per tutti i film dell'orrore che siano mai stati fatti, ci stava dando una specie di visione culturale e politica, e il modo in cui quelle idee siano sopravvissute fino ad oggi mi sorprende. La mia idea di Inferno è personale, l'idea che non si è mai realizzato a pieno il potenziale di ogni minuto, io sarei quello che continua a realizzarsi a pieno e non ci riesce mai, quello sarebbe il mio girone”.

 

Firenze diventa un personaggio del film, parola di Ron Howard. "Firenze è una città splendida e la città diventa un personaggio nel libro e nel film - dice - È un luogo straordinario ed è impossible trovare un'inquadratura brutta della città, si vede sempre bellezza con un pizzico di mistero”.


Tom Hanks ha parlato del suo personaggio, lo studioso esperto di simboli Robert Langdon, di cui veste i panni per la terza volta. “Non potrei mai fare la parte del duro, non sarei convincente con questa faccia con questo naso e con questa voce - racconta - per me interpretare Langdon è importante perché faccio la parte di quello intelligente, e questo riesco a farvelo credere! Ieri sera abbiamo brindato a Dan Brown dicendo che siamo fortunati perché ci dà la possibilità di lavorare a film divertenti ed è una gioia lavorare a questi film, in luoghi come Firenze e Venezia”.


“Sul set era come una continua ricreazione - racconta Omar  Sy - Per me è stata un’esperienza diversa rispetto al solito, di solito faccio personaggi comici, è la prima volta che faccio un personaggio cupo e serio, è stato entusiasmante. È stato divertente, come fare la ricreazione, stando qui a Firenze con loro ed è stato difficile non sorridere all’inizio!”.


A chiudere la conferenza stampa ci pensa l’umorismo di Tom Hanks. “Di tutte le battaglie rappresentate nel salone, nell'Assedio di Siena perché ci sono le lanterne? Perché si è svolto di notte! Ecco, questo è l’esempio del perché faccio l'uomo più intelligente del mondo".

 

 

Irene Grossi
 

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