Savino Del Bene Volley, parla il ds Paoletti: 'L'addio di Antropova ha pesato, ma nessuna rivoluzione. Milano test importante’

Intervista al direttore sportivo della squadra scandiccese: 'Ripartire con un nuovo ciclo richiede un periodo di adattamento. Dobbiamo cercare di accorciarlo il più possibile'

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sabato 07 novembre 2026 09:16

Un nuovo ciclo da costruire, senza rinunciare alle ambizioni di vertice. Dopo un'estate di profondi cambiamenti, la Savino Del Bene Volley è alla ricerca dei giusti equilibri per confermarsi ai massimi livelli italiani ed europei. Francesco Paoletti, direttore sportivo di Scandicci, racconta a 055Firenze.it le scelte che hanno guidato il rinnovamento della rosa, le conseguenze dell'addio di Ekaterina Antropova e le prospettive della squadra, reduce da quattro vittorie consecutive in campionato e attesa stasera dalla sfida contro Milano.

 

Due sconfitte nelle prime due partite di campionato, poi quattro vittorie consecutive, l'ultima per 3-0 a Bergamo. In mezzo anche la sconfitta in Supercoppa contro Conegliano. Che bilancio fa di questa prima parte di stagione? “Il bilancio è moderatamente soddisfacente. La scorsa è stata un'estate di cambiamento. Con la partenza di Antropova abbiamo dovuto modificare alcuni equilibri della squadra. Il suo addio non ci ha soltanto privato di una giocatrice importante, ma ci ha anche costretto a rivedere il rapporto tra atlete italiane e straniere, portandoci a rinunciare anche a Brenda Castillo. Un rinnovamento così profondo dello starting six richiede tempo. Così mi spiego le sconfitte nelle prime due giornate, in partite in cui abbiamo comunque avuto occasioni per portare il risultato dalla nostra parte. Probabilmente la squadra doveva ancora trovare l'amalgama che ha poi trovato nelle settimane successive. Lo stesso discorso vale per la Supercoppa: al di là del risultato, credo sia stata una partita molto equilibrata contro una squadra che è ormai da un decennio tra le migliori al mondo”.

 

Negli ultimi mesi si è parlato molto dell'inizio di un nuovo ciclo. Dal suo punto di vista, quanto c'è stato di programmato in questa rivoluzione e quanto, invece, è stato imposto dalle partenze? “Una parte essenziale del nostro lavoro è favorire la crescita di atlete più o meno giovani, italiane e straniere, per poi valutarne l'inserimento nel nostro roster. Penso a Ermini, a cui abbiamo fatto disputare due stagioni da titolare a Bergamo, con l'idea di seguirne i progressi e farla rientrare al momento opportuno. È in questo che consiste la programmazione. Poi è evidente che una situazione come l'addio di Antropova possa cambiare gli equilibri. D'altronde, una giocatrice del suo calibro non firma accordi per più stagioni, quindi dovevamo sempre avere pronto un piano B”.

 

Abbiamo parlato delle conseguenze tecniche dell'addio di Antropova, ma c'è anche un aspetto umano. Era arrivata a Scandicci giovanissima, è cresciuta insieme alla Savino Del Bene e negli anni è diventata un simbolo della squadra. Quanto è stato difficile dirle addio? “È stato sicuramente complicato, non ci sono dubbi. Parliamo di una delle migliori giocatrici al mondo nel suo ruolo. Credo sia un caso più unico che raro che una nazionale possa contare su due delle cinque o sei giocatrici più forti al mondo nello stesso ruolo. Le ragioni tecniche sono evidenti, così come il peso del suo passaporto italiano, ma avevamo costruito anche un forte feeling emotivo. Antropova è cresciuta e si è affermata nella nostra squadra, si era legata anche sentimentalmente alla nostra realtà”.

 

Alla luce dei cambiamenti dell'estate, quanto è cambiata davvero la squadra? E come si concilia la necessità di trovare nuovi equilibri con quella di continuare a competere ai massimi livelli? “La parola ‘rivoluzione’ potrebbe far pensare a uno stravolgimento più profondo della rosa. In realtà, quattro settimi della formazione titolare sono gli stessi della scorsa stagione. Giocatrici importanti come Skinner, Bosetti, Nwakalor e Ognjenović sono rimaste. I cambiamenti nei ruoli di opposto e libero sono stati una conseguenza della partenza di Antropova. L'unico cambio riconducibile a una scelta societaria è stato quello nella posizione di centrale, con Aleksić che ha preso il posto di Weitzel. Ciò non toglie che ci vorrà comunque un po' di pazienza. Ripartire con un nuovo ciclo comporta qualche battuta a vuoto e un necessario periodo di adattamento. Giocare in una realtà che deve vincere è tutt'altro che semplice, ed è molto diverso dal farlo in altre squadre, anche di Serie A1. Dobbiamo cercare di accorciare il più possibile questi tempi”.

 

Stasera al Pala BigMat arriva Milano, capolista a punteggio pieno insieme a Conegliano. Che indicazioni si aspetta da questa partita sul percorso di crescita della squadra? “Sarà una partita molto interessante, contro quella che probabilmente sarà la principale antagonista di Conegliano in questa stagione. Il punto di forza di Milano è la continuità: ha mantenuto esattamente la stessa rosa dell'anno scorso e questo, nonostante il cambio di allenatore, le ha permesso di iniziare molto bene il campionato. Ci sono tutti i presupposti perché possa recitare un ruolo da protagonista fino alla fine della stagione. Per noi, giocando in casa, è un'occasione importante per metterci alla prova contro un avversario di assoluto valore, che può contare su un nucleo italiano composto da giocatrici come Egonu, Fersino e Danesi, tutte titolari della Nazionale”.

 

Lei ha accompagnato la crescita della Savino Del Bene fin dai primi anni in massima serie e in questo percorso si è tolto molte soddisfazioni. Qual è stata la più bella? E, guardando al futuro, c'è un traguardo sportivo in particolare che sogna ancora di raggiungere con questa società? “Sarebbe scontato rispondere ‘la prossima’. Le dico allora la prima coppa europea, perché ha segnato un momento di passaggio importante per la società. Però è il futuro quello che conta, quindi l'obiettivo più importante da inseguire resta sempre il prossimo”.

 

 

Neri Sangregorio

 

 

 
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