Firenze Noir, il "mago" che sfidò Dante e finì bruciato vivo
Astrologo, poeta e studioso, Cecco d'Ascoli fu condannato dall'Inquisizione e arso vivo a Firenze nel 1327. Poi la sua storia si mescolò alla leggenda
venerdì 09 ottobre 2026 13:55
Cecco d'Ascoli sapeva dove sarebbe morto. O almeno così credeva.
Secondo una leggenda, il diavolo gli aveva promesso che la morte lo avrebbe raggiunto soltanto "tra Africa e Campo di Fiori". Una profezia piuttosto rassicurante per chi si trovava a Firenze, a centinaia di chilometri dall'Africa.
Ma del diavolo non ci si può fidare, è cosa risaputa: è il 16 settembre 1327 e Cecco d'Ascoli sta per essere bruciato vivo a Firenze.
Ma perché?
Il suo vero nome era Francesco Stabili, anche se sarebbe passato alla storia come Cecco d'Ascoli. Medico, poeta, astrologo e studioso, cercava negli astri risposte sul mondo e sulla vita degli uomini. Nel Medioevo astronomia e astrologia viaggiavano molto più vicine di quanto facciano oggi, ma Cecco si spinse abbastanza oltre da attirare l'attenzione dell'Inquisizione.
Nel 1324, mentre insegnava astrologia a Bologna, venne processato e condannato per alcune delle dottrine contenute nelle sue opere. Perse la possibilità di insegnare e gli fu proibito di continuare a sostenerle.
Qualche anno dopo Cecco arrivò a Firenze ed entrò al servizio di Carlo di Calabria, che allora governava la città. Frequentava uomini di potere e non aveva paura di esprimere il suo pensiero, neppure quando significava prendere le distanze da un certo Dante Alighieri.
Nella sua opera più famosa, l'Acerba, scrisse: "Qui non se sogna per la selva obscura". Cecco prendeva le distanze dal viaggio raccontato nella Divina Commedia e rivendicava un sapere fondato sull'osservazione della natura. Tirò in ballo anche alcuni dei personaggi danteschi, da Paolo e Francesca in poi, prima di tagliare corto: "Lasso le çançe e torno su nel vero". Basta chiacchiere, torniamo alla realtà.
Nel 1327 venne nuovamente arrestato dall'Inquisizione. L'inquisitore francescano Accursio Bonfantini fece recuperare gli atti del precedente processo di Bologna e tornò sulle sue opere. Cecco era accusato di aver continuato a sostenere idee per le quali era già stato condannato, in particolare sul potere degli astri e sulla loro influenza sulle vicende umane.
Il 15 settembre 1327 arrivò la sentenza. Il giorno successivo Cecco d'Ascoli fu bruciato vivo a Firenze. Con lui finirono sul rogo anche i suoi libri.
E la profezia? Secondo il diavolo la morte lo avrebbe raggiunto soltanto "tra Africa e Campo di Fiori" ". Africa", racconta la leggenda, indicava in realtà l'Affrico. E il "Campo di Fiori" era Firenze, la città del fiore.
Anche la Berta, la misteriosa testa di pietra che spunta dalla chiesa di Santa Maria Maggiore in via de' Cerretani, è stata legata dalla tradizione alla morte di Cecco e a una sua presunta maledizione. Ma quella è un'altra storia, e l'abbiamo raccontata qui.
