Psicologi, arcivescovo Gambelli e sindaca Funaro sul femminicidio sull’A1: 'Serve un impegno comune per fermare la violenza'

L'appello ad educare al rispetto e alla gestione delle emozioni

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venerdì 04 settembre 2026 17:26

Il femminicidio avvenuto sull’A1, nei pressi di Barberino di Mugello, riaccende il dibattito sulla necessità di intervenire sulla cultura delle relazioni e sulla prevenzione della violenza contro le donne. Un appello che arriva da più voci: dall’Ordine degli Psicologi della Toscana all’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli, fino alla sindaca Sara Funaro, che ha chiesto al Consiglio comunale un momento di raccoglimento in memoria di Lorena Isceri.

 

“Chiederei a tutto il Consiglio comunale, perché penso che sia un tema che abbia scosso tutta la città in maniera profonda, di poter fare un ricordo rispetto alla tragedia che è successa ieri, cosa che non vorremmo mai vedere nelle nostre città e nel nostro Paese, ma che purtroppo sono ancora molto frequenti”, ha detto la Sindaca di Firenze. Funaro ha sottolineato anche il particolare significato della vicenda, ricordando la richiesta di aiuto lanciata dalla vittima. “È un femminicidio drammatico, ma qui anche con un grido di aiuto da parte della donna arrivato verso la madre e poi con richiesta alle forze dell’ordine”. Infine, l’invito a unirsi nel ricordo: “Penso che questo Consiglio comunale, tutti i cittadini che sono presenti, vogliano unirsi a tutti noi in ricordo di Lorena Isceri”. Il discorso si è concluso con un momento di silenzio in memoria della donna, seguito dall’applauso dei presenti.

 

Intervenuta anche Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio nazionale degli psicologi, che definisce quanto accaduto "ennesimo" episodio che obbliga a riflettere sulla prevenzione: “Il femminicidio avvenuto sull’A1 ci lascia attoniti per l’ennesima volta e ci obbliga ancora una volta a ribadire quanto sia preventivo educare alle emozioni, al rispetto dell’altro e alla capacità di chiedere aiuto”. “Dolore, perdita, sofferenza, rifiuto, rabbia e frustrazione fanno parte di ogni esperienza umana: sono emozioni complesse che devono poter essere riconosciute, espresse e gestite, perché non si trasformino in comportamenti distruttivi o violenti e in statistiche mortali”, afferma Gulino.

 

Per la presidente dell’Ordine non è sufficiente concentrarsi sul disagio del singolo. “Quando parliamo di femminicidio non possiamo limitarci a interrogarci soltanto sul disagio individuale. C’è una dimensione culturale e relazionale sulla quale dobbiamo intervenire con molta più determinazione”, sottolinea. Secondo Gulino, esistono ancora modelli nei quali il rifiuto, la separazione o la perdita del controllo sulla partner vengono vissuti come un affronto. “È proprio su questi modelli che dobbiamo lavorare, coinvolgendo anche e soprattutto gli uomini”. La prevenzione, prosegue Gulino, deve partire dall’educazione. “Prevenire la violenza significa insegnare fin da piccoli che una relazione non è possesso, che l’altra persona non ci appartiene e che un rifiuto o la fine di una relazione devono poter essere accettati”. Un percorso che deve aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere e gestire emozioni come rabbia, gelosia e frustrazione senza trasformarle “in controllo, prevaricazione o aggressività”.

 

Un altro elemento fondamentale è la capacità di riconoscere i segnali di disagio e chiedere aiuto prima che le situazioni degenerino. “Chiedere aiuto non è una debolezza”, evidenzia la presidente. “Significa riconoscere che in alcuni momenti della vita le proprie risorse non sono sufficienti e che è possibile farsi accompagnare”. Un messaggio rivolto in particolare a quei modelli culturali che, soprattutto tra gli uomini, possono far percepire la vulnerabilità come una colpa o una perdita di forza.

 

Sulla tragedia interviene anche l’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli, che si dice “colpito e addolorato” per quanto accaduto e richiama le parole pronunciate nell’omelia della solennità dell’Assunta sui femminicidi. “Occorre un impegno comune per scardinare la mentalità di possesso e sopraffazione, di non amore, che conduce a sofferenze psicologiche e fisiche di tante donne fino alle tragedie”, ricorda Gambelli. E aggiunge: “Questa ennesima tragedia indica che non possiamo sottrarci in ogni ambito alla missione urgente di educare alla vita buona, di formare le coscienze perché sia sempre affermata e difesa la sacralità della vita”.

 

 

 
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