Fiorentina, Grosso si presenta: 'Vogliamo costruire una squadra competitiva e duratura'
Le prime parole del nuovo tecnico della Fiorentina in conferenza stampa
giovedì 09 luglio 2026 16:27
Nel giorno in cui, 20 anni fa, segnava il rigore che regalava all'Italia il suo quarto titolo mondiale, Fabio Grosso si è presentato alla stampa come nuovo allenatore della Fiorentina.
Tanti i temi toccati dall'ex tecnico del Sassuolo, accompagnato in sala stampa dal direttore generale Alessandro Ferrari e il direttore sportivo Fabio Paratici. A partire dall'emozione nell'arrivare in una piazza storica come Firenze: "Ringrazio i direttori Ferrari, Paratici e Goretti per questa opportunità. Ringrazio la proprietà. Mi stanno dando la possibilità di venire a Firenze, club storico e città mondiale. Un grande orgoglio per me. Ringrazio anche la mia ex società e proprietà, il Sassuolo e la famiglia Squinzi, ho trascorso due anni splendidi. Un percorso importante che mi ha permesso di avere questa opportunità. Li ringrazio di cuore, anche pubblicamente. Sono contentissimo oggi di essere qui".
Un pensiero, ovviamente, non può che andare alla magica notte di Berlino in cui 20 anni esatti fa si laureò campione del mondo, da assoluto protagonista: "Sono passati 20 anni, rimaniamo purtroppo sempre d'attualità. Ma al di là dei risultati sportivi che ci sono poi stati, il livello toccato nel 2006 rimane nelle pagine di storia. È motivo d'orgoglio. Poi è passata tanta acqua sotto i ponti, ho cambiato lavoro nel frattempo. Scegliere di fare l'allenatore richiede tante altre competenze rispetto a quelle sviluppate prima. È un ricordo speciale, ma giocatore e allenatore sono due cose totalmente diverse. Grazie a Paratici mi si è riaccesa una fiammella, a partire dal lavoro con i ragazzi alla Juve. Mi piace tanto prendermi responsabilità, sostenere e far crescere i ragazzi nel modo migliore".
Testa, poi, alla Fiorentina. Con un solo obiettivo: riportarla in alto, mettendosi subito alle spalle l'ultima stagione: "Sappiamo che la proprietà vuole ricostruire qualcosa di bello. Poi tante cose si possono raccontare e immaginare, poi è sempre il lavoro e il tempo che fa realizzare le cose. Stiamo mettendo dei tasselli, facendo crescere il club da tanti punti di vista. Cercando di costruire. Mi piace sottolineare queste parole. Ricostruire una Fiorentina competitiva e duratura. È questo il nostro obiettivo".
Idee ben chiare sul modulo di riferimento, che tornerà a essere il 4-3-3: "Quando decidi di fare questo mestiere, diventa importante avere le idee chiare. Altrimenti vieni messo sotto pressione e vengono i dubbi. Io porto avanti qualcosa da tanto tempo, mi è sempre piaciuto provare a mettere in campo una squadra che aveva qualità morali importanti, che avesse coraggio con una proposta offensiva. Queste le caratteristiche che mi hanno entusiasmato. Poi a volte ti confronti con la realtà e determinati accorgimenti. Ma ci sono le idee chiare, vogliamo iniziare a lavorare con quattro difensori, tre centrocampisti e tre giocatori offensivi. L'ho sempre fatto e mi piace continuare a farlo. Poi in passato a volte ho cambiato qualcosa. Magari le caratteristiche possono far cambiare qualcosa. Quando andremo a scoprire le caratteristiche dei vari ruoli proveremo a far esprimere al meglio i vari interpreti".
Sull'arrivo di Arthur Atta dall'Udinese, operazione conclusa con un blitz nella notte dal ds Paratici: "Giro i complimenti di questa operazione al direttore. Ne ero al corrente. Qualche giorno fa gli ho scritto anche un messaggio: 'Ma siamo sicuri?'. E invece sì. Sono molto contento, un giocatore molto forte, ci ho anche parlato. Un ragazzo in gamba, molto forte. Ha un potenziale molto alto, ha davanti a sé una strada lunga da percorrere. Un ragazzo che immagino nel ruolo di centrocampista, ha sempre occupato quel tipo di zona in un'altra modalità. Ha qualità, quantità, corsa, energia, tecnica. Nell'immaginarmelo lo metto sicuramente come mezz'ala sinistra".
Non si sbottona invece riguardo il futuro capitano, ruolo che nell'ultima stagione è stato ricoperto prima da Luca Ranieri e poi da David De Gea: "È un'altra decisione importante. Una delle tantissime. Mi piacerà conoscere i ragazzi, incontrarli, parlarci, capire le sensazioni, sentire le loro motivazioni. Questo è un posto che necessita tante motivazioni, devono essere altissime dove ci sono tante responsabilità. Mi piace capire chi sente questi valori, chi ha voglia, insieme, di farlo. E chi ha la caratura di prendersi questa responsabilità. Ho visto che c'è chi cambia, chi tiene. Nei miei anni c'era un ordine di capitani, ci sarà anche qui. Prima di dirlo mi piacerebbe però conoscere le persone a cui affidare questa responsabilità".
Non si sbilancia neanche sui singoli, compresi Moise Kean e Nicolò Fagioli, giocatori che ha già incontrato nel suo percorso da allenatore nel settore giovanile della Juventus: "Parlare bene di uno non significa parlare meno bene di un altro. Kean lo conosco fin da ragazzino, era nelle giovanili della Juve, si vedevano le sue potenzialità. Ha bruciato le tappe, ha doti fisiche di primissimo livello e doti tecniche che sono migliorate negli anni. Aveva grandissima voglia e ambizione di voler diventare un giocatore mondiale. Sono contento di ritrovarlo, non vedo l'ora di parlarci, capire quali sono i suoi pensieri. Ma per me è un giocatore importante per questa Fiorentina. Per Fagioli posso fare copia e incolla. L'ho visto fin da ragazzino. Ha qualità tecniche altissime. Per me può fare grandissimi miglioramenti sul collegare il gioco della squadra in alcune situazioni, ma è un giocatore che ho sempre il piacere di abbracciare quando incontro. Non l'ho avuto in Primavera, ma l'ho sempre visto con piacere e contentezza. Anche lui è un giocatore importante di questa Fiorentina".
Su Albert Gudmundsson: "Nel ruolo di mezzale è appena arrivato un ragazzo che intravedo possa rendere al meglio in quella posizione (Atta, ndr). Non lo immagino in quella posizione. Non mi piace parlare di moduli, è la caratteristica che determina. Ho avuto anche ragazzi che non amavano stare sulla linea ma all'interno. Albert ha dimostrato di avere qualità, anche qui. Ho grande rispetto di tutti i ragazzi. Voglio parlare con tutti, capire le sensazioni, i progetti. Voglio capire chi vuole lavorare sodo per ottenere risultati. Gudmundsson è un tipo di esterno che non è un esterno e non è una punta. Deve avere libertà di movimento per valorizzare le sue qualità. Stare sulla fascia, con i piedi sulla linea, limita il suo potenziale. Quando alleno i ragazzi scopro i loro pregi e i loro difetti, provando a esaltare i pregi e a nascondere i difetti".
La chiosa finale sul bel gioco: "È una caratteristica che mi è sempre piaciuto portare avanti. A volte ci sono riuscito subito, altre no. Però è una caratteristica determinante da appoggiare ai valori che sostengono il bel gioco. Sui valori dobbiamo allinearci, la squadra dovrà essere generosa, avere il desiderio di andare oltre l'ostacolo, saper stare dentro le difficoltà, essere squadra. Il gioco è una conseguenza delle fondamenta che metti. Ci alleneremo per fare le cose per bene, per esprimere anche un bel gioco. Ma le basi sono fondamentali, ovvero i valori che dovremo trasmettere. Per far identificare questo tifo appassionato a quello che propone la squadra. A prescindere dal risultato, perché un'azione, un palo può cambiare i giudizi. Ma mi piace mettere la testa su ciò che posso decidere, come costruire un gruppo con valori importanti".
