Pergola, con 'Gaber – Mi fa male il mondo' Neri Marcorè riporta in scena il teatro canzone

Neri Marcorè, affiancato in scena da quattro giovani/e pianiste, entra nel laboratorio creativo di Gaber & Luporini

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lunedì 16 marzo 2026 10:44

Neri Marcorè, insieme al regista e drammaturgo Giorgio Gallione, con Gaber – Mi fa male il mondo torna ai materiali gaberiani (la prima esperienza risale al 2007) per ripercorrere l’ispirazione e le opere di due artisti liberi pensatori, Giorgio Gaber e Sandro Luporini, che hanno radiografato con acume, spietatezza e ironia, le mutazioni nostre e della società.

 

Lo spettacolo sarà al Teatro della Pergola dal 17 al 22 marzo, poi al Teatro Era di Pontedera il 24 e 25 marzo.

 

Gaber stesso si definiva un “ladro” di intuizioni altrui, riconoscendo il suo debito verso artisti, intellettuali e scrittori come Pasolini, Celine, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett, Botho Strauss e molti altri. Le loro idee, sapientemente distillate, hanno formato un humus ideale e un incubatore di pensieri e riflessioni illuminanti, trasformate poi in canzoni e monologhi teatrali che ancora oggi vibrano di autenticità e preveggenza.

 

Sul palco, i quattro pianoforti di Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana, Francesco Negri, con la direzione musicale e arrangiamenti inediti di Paolo Silvestri, accompagnano lo spettacolo in una sorta di suite orchestrale, per rileggere il contenuto originale e cercare quello slancio vitale, quella speranza disperata, quella tensione morale, quella illogica utopia senza la quale la coscienza e le prospettive di futuro rischiano di agonizzare.

 

Neri Marcorè e i quattro musicisti incontrano il pubblico al Teatro della Pergola il 20 marzo, ore 18:45, e al Teatro Era di Pontedera il 25 marzo, ore 19. Coordina Matteo Brighenti. Ingresso libero, prenotazione online su www.teatrodellatoscana.it

 

 

Prodotto da Teatro Stabile di Bolzano e Teatro della Toscana in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber e Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Gaber – Mi fa male il mondo porta nuovamente in scena il teatro canzone, in un’esplorazione dell’universo creativo, narrativo, etico e letterario di due grandi autori e si avvale della direzione musicale e degli arrangiamenti inediti per quattro pianoforti di Paolo Silvestri. Il disegno luci è di Marco Filibeck mentre le scene e i costumi sono di Guido Fiorato. 

 

Per anni Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno radiografato con acume, spietatezza e ironia, ma pure con grande partecipazione emotiva, le mutazioni della nostra società e degli individui che la abitano. «Grande affabulatore e artista totale, Gaber ci ha accompagnato, tra privato e politico, nel cammino zoppicante e incerto verso una società che tenta di combattere contro la dittatura dell’imbecillità, del conformismo e della perenne autoassoluzione. Lo spettacolo vuole ritornare alle radici dell’ispirazione di queste opere in musica, entrando metaforicamente, e a distanza di anni, nello studio/laboratorio/pensatoio dove Gaber e Luporini hanno agito e prodotto pensiero per più di quarant’anni» scrive Giorgio Gallione, regista e autore della drammaturgia.  

 

Con onestà intellettuale e una buona dose di ironia, Gaber si è spesso definito un “ladro” di intuizioni altrui, dichiarando esplicitamente il suo debito nei confronti di artisti, intellettuali e scrittori che lo hanno ispirato. L’elenco è lungo e indicativo: Pasolini, Celine, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett, Botho Strauss e tanti altri che, sapientemente distillati, hanno formato un humus ideale, un incubatore di pensieri e riflessioni illuminanti che sono poi state trasformate in canzoni e monologhi teatralissimi che ancora oggi vibrano di autenticità e addirittura di preveggenza.

 

«Mi ha sempre colpito e affascinato la regolarità di Gaber che ogni estate, insieme a Luporini, scriveva le canzoni dello spettacolo successivo» riflette Silvestri. «È un modo di operare che mi ricorda quello dei compositori classici. […] Per questo motivo, anche se le sue canzoni sono nate alla chitarra, quando penso al suo lavoro mi viene in mente il pianoforte, che nella storia è stato lo strumento dove i musicisti hanno scritto per orchestra e per ogni sorta di formazione strumentale e vocale, e naturalmente, dove hanno immaginato il teatro musicale. Il pianoforte è come la macchina da scrivere per uno scrittore. In questo spettacolo ce ne sono addirittura quattro: abbiamo moltiplicato quest’idea, formando una vera e propria orchestra di pianoforti».

 

 

 
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