Olio d’oliva, Toscana tra le prime regioni per produzione. Ma l’Italia produce meno e importa di più
Lo studio dell’Area Studi Mediobanca evidenzia il ruolo della regione nel comparto: tra le prime per valore e qualità, con prezzi dell’extravergine tra i più alti sul mercato
martedì 24 febbraio 2026 17:33
Uno studio dell’Area Studi Mediobanca fotografa il settore: la Toscana vale l’8,3% della produzione nazionale, mentre i prezzi dell’extravergine italiano restano tra i più alti in Europa
La Toscana si conferma tra le regioni chiave dell’olio d’oliva italiano. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Area Studi Mediobanca sull’industria olearia, la regione rappresenta l’8,3% della produzione nazionale, dietro a Puglia (45,1%), Sicilia (10,7%) e Calabria (10,3%), ma davanti al Lazio (6,8%).
Il quadro generale, però, evidenzia una fase complessa per l’Italia. Nel 2024-2025 la produzione mondiale di olio d’oliva ha raggiunto il massimo storico di 3,6 milioni di tonnellate (+38%), trainata soprattutto da Spagna, Turchia, Tunisia e Grecia. L’Italia, al contrario, ha registrato un calo del 31,8%, riducendo il proprio peso sul totale mondiale dal 12,7% al 6,3%.
Anche sul fronte interno emergono criticità: la produzione nazionale non copre i consumi. Per il 2025-2026 sono attese circa 300 mila tonnellate, a fronte di consumi stimati in 470 mila tonnellate. Da qui il ricorso alle importazioni (oltre 570 mila tonnellate), superiori alle esportazioni previste (371 mila tonnellate). La bilancia commerciale resta quindi strutturalmente in disavanzo, anche se nel 2024 il deficit si è ridotto a 19 milioni di euro.
Sul fronte dei prezzi, l’extravergine italiano continua a collocarsi sopra i principali competitor europei e mediterranei. A dicembre 2025 il prezzo medio era di 7,58 euro al chilo, contro i 5,05 euro della Grecia, i 4,54 euro della Spagna e i 3,68 euro della Tunisia. Un differenziale che incide sulla competitività, ma che riflette anche il posizionamento qualitativo del prodotto italiano.
La Toscana rientra inoltre tra le tre regioni che concentrano l’86,6% del valore nazionale delle produzioni Dop e Igp insieme a Puglia e Sicilia. In Italia sono riconosciute 42 Dop e 8 Igp per l’olio, anche se questo segmento rappresenta ancora solo il 2% del valore complessivo della produzione.
Secondo l’analisi Mediobanca, il settore dei maggiori produttori italiani ha registrato tra il 2015 e il 2024 una crescita media annua del fatturato del 7%, superiore a quella dell’alimentare nel suo complesso. L’export è aumentato del 9% medio annuo e oggi vale oltre un terzo del giro d’affari. Restano però margini operativi più bassi rispetto ad altri comparti dell’agroalimentare, con un ebit margin medio del 2,6% nel periodo 2015-2024.
Negli ultimi dieci anni il settore ha investito più di altri comparti manifatturieri in beni materiali (+10,1% medio annuo), segnale di un comparto che, pur tra difficoltà produttive e volatilità dei prezzi, continua a puntare su strutture e impianti.
Per la Toscana, dove l’olio rappresenta anche un elemento identitario oltre che economico, la sfida resta doppia: mantenere alta la qualità in un mercato globale sempre più competitivo e difendere una filiera che, a livello nazionale, sta facendo i conti con minore produzione, prezzi elevati e crescente dipendenza dall’estero.
