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Ex Gkn, presentato il Piano Pubblico per la Mobilità Sostenibile. E il 26 di nuovo in piazza

Collettivo di Fabbrica e ricercatori ridisegnano il futuro dello stabilimento

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venerdì 11 marzo 2022 15:52

Sono passati otto mesi, mesi di vertenza per la difesa dei posti di lavoro in Gkn, di assemblea permanente, mesi di mobilitazione, che hanno portato ad un accordo quadro di valore nazionale, e all'elaborazione di un Piano Pubblico per la Mobilità Sostenibile (PPMS).

 

Un piano di riconversione dello stabilimento: oltre 40 pagine elaborate dal Collettivo di Fabbrica in collaborazione con una rete di economisti della Scuola Superiore Sant'Anna e di ricercatori di altre università-


Secondo Dario Salvetti, delegato RSU ex Gkn: "Con la nostra lotta siamo stati in grado finora di salvare la continuità occupazionale e dei diritti. Non siamo riusciti a salvare però la continuità produttiva, perché è impossibile pensare di salvare la singola unità produttiva in un settore come l'automotive senza un intervento complessivo. In pratica non era possibile salvare la produzione di semiassi a Campi Bisenzio senza ripensare l'automotive in Italia. Per questo abbiamo proposto una riconversione all'interno del polo pubblico della mobilità sostenibile".

 

Un piano con due direttrici: la prima si basa su mobilità sostenibile pubblica, ovvero continuare a produrre semiassi e componenti meccaniche con il target del settore trasporto pubblico. La seconda è più radicale cioè riposizionare Gkn nel settore dell'energia rinnovabile, con la produzione ad esempio di impianti fotovoltaici.


"La logica del piano" sottolinea Andrea Roventini, docente di Economia alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, trasformare una crisi in un’opportunità cogliendo le sfide dalla transizione verde, garantendo la stabilità occupazionale e la continuità produttiva in settori ad alta intensità d’innovazione e di valore aggiunto. Il piano innescherebbe una trasformazione del tessuto produttivo toscano costruendo filiere produttive nei settori chiave dell’energie rinnovabili e della mobilità pubblica sostenibile, in linea con gli obiettivi e i fondi del PNRR. Il piano garantisce resilienza attraverso due possibili traiettorie. La prima prevede una riconversione incrementale volta alla produzione di componenti meccanici per il trasporto pubblico locale verde. La traiettoria radicale inserirebbe invece il sito produttivo nelle filiere dell’idrogeno, attraverso la fabbricazione di elettrolizzatori, e del fotovoltaico. In entrambi casi, si prevede la formazione e l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori dello stabilimento e più in generale del territorio".


"Le proposte del piano muovono dalla constatazione che restare nella fornitura di componenti per gli impianti ex-FCA è impossibile perché manca un piano dell’auto e la volontà da parte dello Stato italiano di fare accordi precisi con Stellantis" chiarisce Lorenzo Cresti, dottorando di Economia alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. 

 

"Lo Stato infatti si è via via privato dei necessari strumenti di politica industriale e non ha messo in campo azioni concrete per evitare il declino manifatturiero in atto già da tempo e che trova il suo apice proprio nel settore dell’auto. Il piano considera che la chiusura dello stabilimento presenti inoltre il rischio di perdita di competenze e conoscenze a danno di tutto il territorio circostante. A partire da queste valutazioni" conclude Cresti, "si propongono riconversioni di vario genere (incrementali e radicali) che coinvolgono il più ampio tessuto produttivo, con il ruolo di Invitalia come garante dell’interesse pubblico e quello del Competence Center ARTES 4.0 come soggetto interlocutore per favorire la formazione della forza lavoro, il trasferimento tecnologico e l’adozione di macchinari e tecnologie 4.0. ARTES giocherebbe un ruolo chiave anche nella costituzione, all’interno del sito di Campi Bisenzio, di un distretto della conoscenza che veda lo sviluppo di una relazione virtuosa e non subalterna tra fabbrica e università".


Senza un chiaro piano industriale pubblico, è impossibile riuscire a far cambiare politica persino a Stellantis, "ma almeno le si contenda gli stabilimenti in dismissione per integrarli in una unica filiera pubblica della mobilità" chiarisce Dario Salvetti.


"Ma il nostro piano ha anche degli evidenti risvolti sociali: non è solo un progetto tecnico di riconversione, ma una proposta con una sua chiara visione sociale. Il piano comprende il ruolo del Collettivo di fabbrica, dei delegati di raccordo e si muove verso l'idea di fabbrica socialmente integrata. Non solo: quello che vorremmo lasciare chiaro è che questo piano non può prescindere dal ruolo pubblico, sia sotto forma di investitore sia nella creazione di reti virtuose tra formazione e ricerca universitaria pubblica".


 
"Entro fine marzo la proprietà presenterà il proprio piano, ma vogliamo lasciare chiaro che questo territorio e il collettivo di fabbrica non attenderanno passivamente l'esito della reindustrializzazione. Il piano per quanto ci riguarda sarà presentato in tutte le sedi possibili", chiarisce il Collettivo.


"E' una questione di 1. Materialità della vertenza 2. Prospettiva, 3. merito, 4. metodo, 5. mobilitazione. 1. La condizione materiale della fabbrica: la fabbrica è ancora ferma al 9 luglio. Lo stabilimento Gkn Firenze è un monumento di resistenza operaia ma è oggi anche un monumento di viltà della politica industriale. Saremmo potuti ripartire come fabbrica dell'automotive se lo Stato fosse intervenuto su Stellantis o ci avesse riconvertito in un polo pubblico della mobilità sostenibile. Per fare questo ci sarebbero voluti rapporti di forza diversi nel paese. E quei rapporti di forza dobbiamo ancora andarceli a prendere. Il piano infatti prevede la costruzione di un Polo Pubblico della Mobilità Sostenibile".


"2. La prospettiva della reindustrializzazione, che quindi alla fine abbiamo dovuto subire, è fatta di ammortizzatore sociale ed esiti, incerti, verificabili solo negli anni. La reindustrializzazione prevede di fatto lo svuotamento del capannone e il suo riempimento con nuovi macchinari. Ci hanno tolto una fabbrica funzionante, immaginatevi quanto sarebbe facile togliercene una che ancora non esiste. Per questo non si smobilita. 3. Merito. Il piano elaborato con ricercatori e ingegneri solidali è una proposta concreta che parte dalle reti produttive e universitarie presenti sul territorio. 4. Metodo. Il piano da noi elaborato ritiene fondamentale l'intervento pubblico, il contributo del Collettivo di Fabbrica e della struttura democratica dei delegati di raccordo, con la creazione di una fabbrica socialmente integrata".


Ci si prepara a tornare in piazza. "5. Mobilitazione. Assistiamo a una strumentalizzazione quotidiana del concetto dell' "andrà tutto bene". No, non va tutto bene. Andrà tutto bene se il 25 e il 26 marzo a Firenze saremo in tanti. Perchè fuori dalla mobilitazione non c'è salvezza. Nè per noi nè per gli altri. Per questo, per altro, per tutto insorgiamo".

 

E' stata fissata per il 26 marzo, in collegamento con lo sciopero globale del clima del 25 marzo, la nuova data di mobilitazione nazionale lanciata dal Collettivo di Fabbrica Gkn e il Gruppo di Supporto Insorgiamo, che danno appuntamento alle 14.30 in piazza Vittorio Veneto alle Cascine.

 

I lavoratori al momento sono in cassa integrazione. Gli ammortizzatori sociali arrivano nella fase definita operazione “ponte”, ovvero quella che consentirà di arrivare al piano di reindustrializzazione attraverso soggetti industriali individuati da Francesco Borgomeo, che ha già rilevato il 100% delle quote dello stabilimento campigiano di Gkn in Qf. Il 20 Marzo scade il primo periodo di cassa integrazione ordinaria.

 

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In allegato una sintesi del Piano Pubblico per la Mobilità Sostenibile

 

 

Allegati disponibili

 
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