Detenuto si rifiuta di portare droga in carcere: accoltellato. Trovati altri cellulari
Scoperte nuove modalità di occultamento nel carcere di Prato. E cresce l'allarme violenza contro gli agenti
venerdì 15 maggio 2026 12:24
Sono state individuate nella struttura carceraria La Dogaia di Prato nuove modalità di occultamento dei telefoni cellulari funzionali al perpetuarsi di attività criminali. È quanto si apprende dalla Procura di Prato.
Nel quadro dell'attività investigativa in corso, che si è snodata anche nella perquisizione massiva dell'intera Alta Sicurezza della struttura penitenziaria, è emerso il perpetuarsi dell'utilizzo e della disponibilità illegali, da parte dei detenuti, di cinque telefoni cellulari di varia tipologia, nonché dell'attività di approvvigionamento di stupefacente.
Sono stati sequestrati due dispositivi cellulari del tipo smartphone: uno è stato rinvenuto in nona sezione, occultato all'interno di una cartellina porta documenti; altro in seno alla decima sezione, riposto in una pantofola. Nella prima sezione, reparto Media Sicurezza, è stato sequestrato un microtelefono e un quantitativo d i 31,7 grammi di Hashish, inseriti in una confezione di succo di frutta, all'interno di una camera di pernottamento.
All'esterno del muro di cinta, sono stati rinvenuti due ulteriori pacchetti. Il primo è risultato contenere un telefono cellulare privo di scheda sim; altro contenente uno smartphone privo di scheda sim, con codice Imei visibile, e cocaina per un peso di 11,1 grammi. È stato, inoltre, rinvenuto un pacchetto all'interno del muro di cinta contenente due involucri ripieni di Hashish del peso complessivo di circa 200 grammi.
Da ultimo, un detenuto di nazionalità marocchina ha aggredito con una lama un altro detenuto connazionale, procurandoli un taglio dalla bocca all'orecchio, in quanto si era rifiutato di prestarsi a portare droga rientrando dal permesso premio.
Per comprendere lo spessore del fenomeno criminale nel cui ambito si inseriscono i rinvenimenti, spiega la Procura che - nonostante due estese operazioni di intervento massivo nel carcere, effettuate il 28 giugno 2025 e il 22 novembre 2025 - le investigazioni già espletate hanno messo a nudo che, dal settembre 2024, sono stati rinvenuti e sequestrati a oggi settantadue telefoni cellulari (di cui quarantatré nel solo 2025), ulteriori Imei risultano tuttora attive corrispondenti ad altrettanti apparecchi (sia nell'Alta Sicurezza sia nel Reparto Media Sicurezza), e sono state individuate altre utenze attive nella disponibilità di detenuti in entrambi i reparti.
Più soggetti ristretti sono risultati avere la disponibilità di routers per collegarsi alla rete internet; più detenuti in Alta Sicurezza sono risultati gestire propri profili TikTok; sono stati sequestrati trentacinque quantitativi di droga (per complessivi 2.443,36 gr. di cannabinoidi, 249,34 di cocaina, 4,6l di eroina, 1,59 di ecstasy e 0,66 di anfetamine/metanfetamine), occultati in camera di pernottamento, in sala colloqui, in spazi comuni, introdotti nel carcere da familiari sulla loro persona, allorché si recano ai colloqui, da detenuti rientranti da permessi, all'interno di pacchi spediti per posta, in plichi lanciati manualmente da soggetti in stato di libertà, con le mani a ridosso del muro di cinta del carcere, con fionde, con frecce, con droni e con martelli.
La collaborazione dei detenuti continua a rivelarsi fruttuosa e, si auspica la Procura, possa incrementarsi.
L'impiego degli strumenti di comunicazione potrebbe essere decisivo per neutralizzare a monte l'utilizzazione di dispositivi di comunicazione.
La situazione della Casa circondariale La Dogaia di Prato è denunciata anche dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che attraverso il suo segretario generale Donato Capece da e Francesco Oliviero, segretario nazionale SAPPE per la Toscana, ha rimarcato la crescita dell'allame sulla violenza contro gli agenti: “Due gravi aggressioni ai danni del personale di Polizia Penitenziaria nel giro di appena dodici ore confermano, ancora una volta, il clima di crescente violenza che si vive all’interno della Casa circondariale La Dogaia di Prato”.
“Si tratta di episodi di una gravità inaudita che si ripetono con una frequenza ormai inaccettabile”, proseguono Capece e Oliviero. “Il personale della Dogaia opera quotidianamente in condizioni di estrema tensione, aggravate da croniche carenze di organico, ma continua con grande professionalità a garantire ordine e sicurezza all’interno dell’istituto”.
“Non si può continuare ad appesantire una situazione già al limite - concludono i rappresentanti del SAPPE -. Serve un segnale concreto e immediato per tutelare chi, ogni giorno, garantisce la sicurezza dello Stato all’interno delle carceri”.
Immagine di repertorio
