La Testa di Medusa restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure
L’opera cinquecentesca di Bagno a Ripoli affidata ai laboratori fiorentini: poi possibile esposizione al Bargello
giovedì 09 aprile 2026 16:01
L’Opificio delle Pietre Dure realizzerà il restauro della Testa di Medusa di proprietà del Comune di Bagno a Ripoli. L’istituto fiorentino, specializzato nella conservazione e nel restauro di opere d’arte, ha accolto la richiesta dell’amministrazione di intervenire sulla scultura marmorea cinquecentesca, attribuita alla bottega del Giambologna e originariamente collocata nel complesso della Fonte della Fata Morgana, a Grassina.
Il trasferimento dell’opera è avvenuto nella mattina di oggi, giovedì 9 aprile: dal palazzo comunale ai laboratori del settore materiali lapidei dell’Opificio, in via degli Alfani, dove sarà sottoposta a una prima fase di studio e a indagini diagnostiche non invasive. L’obiettivo è analizzare materiali e stato di conservazione, per poi procedere con l’intervento di restauro.
'Voglio ringraziare di cuore l’Opificio delle Pietre Dure per aver accolto la nostra richiesta – afferma il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti –. L’opera non poteva essere affidata a mani migliori per ritrovare il suo originario splendore. Dopo anni di oblio potrà tornare visibile al pubblico'.
'È un piacere mettere la competenza del personale tecnico scientifico dell’Opificio al servizio dello studio e del recupero di un pezzo che potrà ritrovare il suo contesto originario' aggiunge Emanuela Daffra.
Il Comune sta lavorando affinché, una volta restaurata, la scultura possa essere esposta al Museo Nazionale del Bargello. In attesa del restauro completo del Ninfeo della Fonte della Fata Morgana, al suo interno sarà collocata una riproduzione dell’opera.
La Testa di Medusa – che alcuni studi identificherebbero come Testa di Morgana – risale al Cinquecento ed era parte decorativa della Fonte del Viandante, all’interno del complesso voluto da Bernardo Vecchietti sulle colline di Bagno a Ripoli. L’opera era stata sottratta illecitamente all’inizio del Novecento ed è stata recuperata solo pochi mesi fa, dopo la comparsa in una casa d’aste, grazie all’intervento dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.
