Sanità, dalla Regione 32 milioni di euro per il contrasto delle liste di attesa: le azioni in programma
Chiuso in pareggio il bilancio 2025 del servizio sanitario. Giani: 'La sanità pubblica ha bisogno di più risorse, stanziamenti nazionali insufficienti'
mercoledì 04 marzo 2026 09:06
Maggiore attività interna, risorse straordinarie per acquistare prestazioni nel privato e verifica sull’appropriatezza delle prescrizioni, così la Regione vuole contrastare le liste di attesa in sanità.
Potenziare quindi l’attività all’interno dei presidi sanitari, risorse straordinarie per svolgere prestazioni nel privato (laddove necessario) e quesiti diagnostici standardizzati con suggerimento di indicazioni cliniche e classe di priorità per l’accesso a visite e diagnostica. Per contrastare e provare a ridurre il fenomeno delle liste di attesa in sanità la Regione Toscana conferma la ricetta già messa in campo negli ultimi tre anni, affinando gli strumenti: da un lato una verifica sull’appropriatezza delle prescrizioni, a fronte di un aumento della domanda, tra il 2019 e il 2024, che è stato del 43 per cento tra visite e prestazioni ambulatoriali, e dall’altro risorse per ampliare ulteriormente l’attività aggiuntiva di medici e tecnici oltre il normale orario di lavoro, a cui si aggiunge – laddove necessario – un incremento della spesa per le prestazioni svolte in strutture private convenzionate.
Trentadue milioni di euro saranno complessivamente destinati a questi due obiettivi nel 2026: 20 milioni per l’attività interna (due in più rispetto allo scorso anno) e 12 milioni di maggiori risorse per il privato accreditato, dove le aziende sanitarie toscane avranno dunque per quest’anno un tetto economico complessivo di 329 milioni di euro. I dodici milioni aggiuntivi sono tutti riservati a prestazioni destinate a residenti in Toscana.
Una quota dei 32 milioni stanziati con il piano liste di attesa 2026, pari a quattro milioni, è vincolata all’esito dei monitoraggi dei tempi di attesa e potranno accedervi le aziende che faranno registrare miglioramenti significativi sulle prestazioni più critiche, come ad esempio dermatologia ed oculistica.
“Si tratta di un investimento forte – commentano il presidente della Toscana Eugenio Giani e l’assessora al diritto alla salute e alle politiche sociali Monia Monni -: un investimento che sta totalmente sulle spalle della Regione perché, al di là delle chiacchiere, il governo non ha messo un euro in più sul contenimento delle liste di attesa”.
“In Toscana la sanità è al primo posto dell’agenda politica – ribadisce Giani – e nel garantire l’alta qualità delle cure e dell’assistenza del nostro servizio sanitario pubblico e provare addiritura a migliorare l’offerta non giochiamo solo in difesa ma all’attacco”.
“Con queste misure, che quest’anno vengono ulteriormente potenziate - spiega l’assessora -, l’anno scorso abbiamo recuperato quasi 16 mila interventi chirurgici e oltre 356 mila prestazioni ambulatoriali. Quest’anno confidiamo ulteriormente di migliorare, con un intervento che mira a provare a contenere il fenomeno delle prescrizioni inappropriate: un fenomeno evidente nei numeri e che vogliamo contrastare lavorando assieme alla comunità scientifica”.
Riguardo la chirurgia alle aziende sanitarie toscane la Regione chiede un incremento del numero di interventi ortopedici a maggiore complessità. La cura da cavallo contro le fughe in regioni limitrofe ha già dato buoni frutti, ma ci sono ulteriori margini di miglioramento. Chiede anche rispetto dei tempi di attesa: almeno per il 90 per cento del totale delle prestazioni per tutti gli interventi chirurgici di classe A e B, ovvero quelli che prevedono un ricovero entro trenta giorni, non urgenti ma con rischio di rapido aggravamento, e quelli raccomandati entro sessanta, senza rischio immediato ma con grave dolore o disfunzioni. I numeri del 2025 raccontano che gli ambiti dove le statistiche di rispetto dei tempi sono più basse riguardano gli interventi per tumore alla prostata (65,8%) e protesi d’anca (72,9%). Il resto vola oltre l’80 e 90 per cento. Basterebbero 252 interventi in più, nei tempi massimi di attesa, per centrare l’obiettivo.
C’è poi il problema dell’appropriatezza delle prescrizioni. Le richieste di visite ed esami sono esplose dal 2019. L’offerta è cresciuta, ma la domanda ancora di più in molti casi. Nel 2025 le visite specialistiche prescritte sono state il 41 per cento in più rispetto a cinque anni prima, in epoca pre Covid, e le prestazioni di diagnostica strumentale sono cresciute nello stesso lasso di tempo del 49,8 per cento. Prescrizioni, secondo quanto si apprende dalla Regione, non sempre appropriate e basate su evidenze: dall’analisi degli uffici dell’assessorato alla sanità emerge un disallineamento tra il pensiero clinico degli specialisti e di medici di medicina generale o altri specialisti che prescrivono, oltre alla diffusione di pratiche di medicina difensiva. Sotto la lente anche la criticità di visite ripetute.
Nonostante la forte richiesta e i grandi numeri, le statistiche raccontano che nel 2025 il 79,8 per cento delle prime visite specialistiche e il 91,3 per cento delle prestazioni diagnostiche è stata offerta nei tempi massimi. Ma qualcosa va fatto. “Perché alle tante richieste che crescono, in modo a volte inappropriato – spiega l’assessora Monni – ci sono richieste che vanno trattate immediatamente, che parlano di un un bisogno vero che rischia altrimenti di essere affogato in bisogni di altro tipo”.
Per aiutare i prescrittori, per rendere anche più omogenei i criteri e provare a contenere, senza negare l’assistenza a nessuno, l’incremento di richiesta di visite ed esami, la Regione ha messo a punto un sistema basato su quesiti diagnostici standardizzati. La sperimentazione condotta su risonanze magnetiche e Tac ha dato infatti buoni frutti e permesso una riduzione dell’11 per cento delle prescrizioni inappropriate. Si attendono risultati analoghi per le visite specialistiche.
Quesiti, criteri e classi di priorità sono stati definiti da gruppi di lavoro multispecialistici istituiti a maggio dell’anno scorso, il 2025. Le discipline coinvolte sono state dermatologia, ortopedia, cardiologia, neurologia e gastroenterologia. Altre si potranno aggiungere in futuro. Sono stati coinvolti anche i medici di medicina generale e la Fondazione Monastero e l’azienda ospedaliero universitaria Meyer, per la parte cardiologica e pediatrica. Il tutto è confluito in software che propone al medico le indicazioni cliniche appropriate e la relativa classe di priorità. Si lavora anche alla predisposizione di percorsi di presa in carico più diretti.
Per quanto riguarda il bilancio, con 80 milioni di euro aggiuntivi la Regione Toscana chiude in pareggio il bilancio consolidato 2025 del servizio sanitario toscano. Le risorse arrivano dalla prima variazione del triennio in corso che prevede, per il 2026, un aumento di 30 milioni di euro sui volumi complessivi di entrata e spesa, tutti relativi all’ambito sanitario.
Le maggiori entrate sono la conseguenza di un adeguamento della previsione di gettito dell’addizionale regionale Irpef, ad aliquote invariate, sulla base di stime del Ministero dell’economia e delle finanze. Ai 30 milioni si aggiungono 25,72 milioni accantonati a garanzia del pagamento delle rate di mutuo di enti del servizio sanitario, non più necessari, e 24,27 milioni prelevate dal fondo di riserva. Cifre che complessivamente fanno proprio 80 milioni.
La proposta di legge è stata approvata nei giorni scorsi dalla giunta ed inviata all’esame del Consiglio regionale. Alla tutela della salute e alla copertura dello squilibrio di bilancio 2025 del servizio sanitario regionale erano già stati destinati 132 milioni di euro di addizionale Irpef 2026. Altri 52 milioni di euro erano in bilancio. Complessivamente le risorse utilizzate per la chiusura in pareggio dei conti della sanità ammontano a 264 milioni.
“La sanità pubblica ha bisogno di più risorse e gli stanziamenti nazionali sono insufficienti: il fondo sanitario cresce troppo poco, rispetto anche ai costi che aumentano in conseguenza dell’inflazione – commenta il presidente della Toscana, Eugenio Giani -. Il problema non è solo della Toscana: da noi diventa più visibile perché garantiamo assistenza oltre i livelli essenziali nazionali di assistenza. Ma rivendichiamo con orgoglio la scelta di investire in sanità. convinti dell’importanza di un servizio sanitario pubblico e universalistico capace di venire incontro ai bisogni di salute delle persone senza fare differenze. Un investimento – ribadisce Giani – e non una spesa”.
“Queste risorse – dettaglia l’assessora Monni - vanno a coprire bisogni che non vengono riconosciuti dal Fondo sanitario Nazionale, cure che noi decidiamo di offrire comunque ai cittadini e alle cittadine toscane perché le riteniamo indispensabili. Per fare alcuni esempi, una parte del trasporto sanitario è coperta con le risorse aggiunte dalla Regione, le terapie Abba per i bambini autistici sono finanziate così: anche le parrucche per le malate oncologiche, una misura che ci serve a dire alle pazienti che non sono soltanto la malattia che portano. Lo stesso potremo dire di una larga parte dei medicinali e delle cure di cui hanno bisogno i bambini e le bambine che soffrono di malattie rare: necessità importanti, di cui la nostra Regione decide di farsi carico”.
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