Violenza tra giovanissimi, l’allarme degli psicologi della Toscana: 'Preoccupa l’abbassamento dell’età'
Gulino, Ordine Psicologi Toscana: 'Solo controlli e divieti non bastano. Servono ascolto, relazione e prevenzione'
giovedì 19 febbraio 2026 18:45
L’aumento degli episodi di bullismo e violenza che coinvolgono ragazzi sempre più giovani riporta al centro il tema della prevenzione e del benessere psicologico. A intervenire è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, che invita a non limitare la risposta a misure esclusivamente repressive.
“Un approccio fondato solo sui controlli per arginare la violenza rischia di trasmettere ai ragazzi un messaggio di sfiducia. Questo può rafforzare dinamiche oppositive. Accanto alla sicurezza servono ascolto e prevenzione. Se prevale la logica del divieto si costruiscono paura e autodifesa, se prevale la logica della relazione si costruiscono responsabilità e autoconsapevolezza”.
Secondo Gulino è importante che il tema venga affrontato anche a livello istituzionale. “È importante che il tema venga affrontato anche sul piano istituzionale – sottolinea –. Il progetto AscoltaMi, approvato in Conferenza Stato-Regioni, rappresenta un segnale significativo perché rimette al centro il benessere psicologico degli studenti italiani. Come Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi abbiamo partecipato attivamente a questo percorso, convinti che l’intervento di professionisti attraverso la piattaforma telematica ministeriale Unica della scuola sia una risposta concreta e immediata ai bisogni dei ragazzi”.
Tra gli elementi che destano maggiore preoccupazione c’è l’età dei protagonisti. “Bambini e preadolescenti crescono in contesti sempre più complessi, carichi di stimoli e pressioni, ma spesso poveri di strumenti per comprendere e gestire le emozioni. Le competenze emotive si costruiscono nelle relazioni quotidiane, nelle esperienze con gli altri e nei contesti. Se queste relazioni sono fragili o frammentate, diventa più difficile imparare a regolare rabbia, frustrazione e conflitto”.
Un passaggio riguarda anche gli episodi di violenza sessuale o di branco. “La cultura patriarcale continua a incidere nei modelli di relazione – evidenzia Gulino –. Se la mascolinità viene ancora associata alla forza e al dominio, la violenza rischia di apparire una modalità normale di affermazione. Per questo serve un lavoro culturale profondo e condiviso che coinvolga scuola, famiglia, media e istituzioni”.
La presidente richiama poi il ruolo dei social, dei videogiochi e delle serie televisive. “La violenza è spesso spettacolarizzata o banalizzata. Non si tratta di demonizzare gli strumenti digitali, ma di accompagnare i giovani agevolando lo sviluppo di uno sguardo critico e autocritico. I significati si costruiscono per immersione: ciò che appare normale nel linguaggio quotidiano può diventarlo anche nei comportamenti”.
“La vera sfida – conclude Gulino – è rafforzare i legami educativi. Investire nella relazione, nell’educazione emotiva e affettiva fin dall’infanzia è la forma più efficace e duratura di prevenzione. Ai ragazzi voglio dire: non siete sbagliati quando provate rabbia o paura. Potete imparare a trasformare queste emozioni in parole e scelte. Non siete soli. La fragilità non è una colpa, ma una possibilità di crescita”.
