Campagna social #savetheweddingindustry per accendere la luce sull'industria dei matrimoni

Confartigianato Firenze: 'Perdite tra l'80 e il 95% e ristori insufficienti'

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venerdì 12 marzo 2021 18:28

“Non c'è più tempo”, “Ogni giorno si spengono aziende”, “Gli sposi meritano risposte” e “Siamo il business of joy”, queste le frasi che campeggiano in una scena buia, con lampadine spente. Sono le immagini della campagna #savetheweddingindustry sostenuta da Confartigianato Imprese Firenze, per dare visibilità alla condizione dell'industria dei matrimoni, messa in ginocchio dalla pandemia. Un settore che in Italia vale 65miliardi di euro, in Toscana conta 5000 imprese e un fatturato di circa 170 milioni di euro, ma che è stato quasi azzerato nel 2020 e fatica a riprendersi anche quest'anno.


La campagna ideata dalle wedding planner Elisa Mocci, Manuela Speroni e Lucia Boriosi sarà condivisa sui social network da oggi a domenica, da sposi, aziende di catering, fioristi, organizzatori di eventi, service e tutti gli altri professionisti della filiera.

 

“Servono subito risposte per questo settore -  commenta Ivonia Apicella, vicepresidente Comparto Eventi di Confartigianato Imprese Firenze - Finora l'industria dei matrimoni è stata completamente dimenticata: il 2020 è andato perso, abbiamo avuto un calo del fatturato tra l'80 e il 95% e temiamo di perdere anche il 2021 perché molte coppie stanno rinviando le nozze, dall'estate all'autunno o addirittura al 2022. Rischiamo di perdere due anni di lavoro e gli aiuti arrivati finora sono insufficienti per farci sopravvivere”. 


In Toscana in media negli scorsi anni sono stati organizzati 2700 matrimoni, la regione rappresenta il 30% del mercato internazionale: il luogo preferito (con il 15%) è Firenze, seguono Fiesole, Certaldo, Greve in Chianti, Cortona, il Senese.


“Al settore è vietata l’attività da mesi, ma nessuna nostra azienda ha ricevuto un supporto economico equo. Abbiamo provato a resistere, ma stiamo finendo tutte le risorse, qualcuno le ha già terminate”, è il grido di allarme delle imprese del comparto, che chiedono ristori adeguati, ma anche linee guida chiare e una programmazione realistica per poter organizzare gli eventi in sicurezza, come accade in altri Paesi. 

 

 

 

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