'Tra noi'. Danielle Mckinney e 20 opere (alcune inedite) al Museo Novecento

Bettarini: 'Arriva in città una delle voci più interessanti della pittura contemporanea'

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sabato 17 ottobre 2026 10:44

A pochi giorni dall’inaugurazione della grande mostra dedicata a Victor Man, il Museo Novecento apre le sue porte a un’altra protagonista della pittura contemporanea Danielle Mckinney (Montgomery, Alabama, 1981), artista americana recentemente inclusa dal TIME tra le 100 figure più influenti del mondo dell’arte del 2026. 

 

Dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027, il museo presenta 'Danielle Mckinney. Tra noi', curata da Sergio Risaliti e Stefania Rispoli. L’esposizione, la prima a Firenze, riunisce 20 opere, alcune delle quali inedite, in dialogo con dipinti e sculture provenienti dalla Raccolta di Alberto Della Ragione della collezione permanente del museo. 

 

"Con la mostra dedicata a Danielle Mckinney, il Museo Novecento guarda al panorama artistico internazionale e porta a Firenze una delle voci più interessanti della pittura contemporanea. “Tra noi” è un progetto che ci invita a rallentare lo sguardo, ad abitare il silenzio delle immagini e a confrontarci con temi profondamente umani come la solitudine, l’introspezione e il rapporto con noi stessi e con gli altri" ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. "Il dialogo tra le opere di McKinney e quelle dei grandi maestri italiani del Novecento, insieme alla presenza della poesia, costruisce un percorso ricco di suggestioni, capace di mettere in relazione linguaggi, sensibilità ed epoche diverse. È proprio in questa capacità di creare connessioni che risiede il valore della mostra: fare del museo uno spazio vivo di incontro tra la storia dell’arte e la ricerca contemporanea”.

 

“Il Museo Novecento rinnova, con la mostra di Danielle McKinney, l’attenzione che da sempre dedica alle protagoniste dell’arte contemporanea, da Jenny Saville a Louise Bourgeois, da Cecily Brown a Helen Chadwick e Haley Mellin, fino alle voci più giovani come Oleksandra Horobets. - ha detto Sergio Risaliti direttore del Museo Novecento - Un percorso che attraversa generazioni, geografie e sensibilità differenti, e che trova nella pittura un terreno privilegiato di ricerca per interrogare il presente e le trasformazioni del nostro sguardo. Non a caso, Danielle McKinney è stata inserita da TIME tra le 100 persone più influenti del 2026.Tra noi si inserisce in una riflessione più ampia sul valore di uno sguardo contemplativo, capace di rallentare e sottrarsi alla fruizione superficiale delle immagini a cui siamo  continuamente esposti. Le figure femminili di McKinney, immerse in ambienti di quieta eleganza e sospese in una dimensione di intimità, ci invitano a interrogarci sul modo in cui guardiamo le altre persone, su come le giudichiamo e, soprattutto, su come guardiamo noi stessi. Le sue opere ci chiedono un cambio di prospettiva: non siamo più soltanto spettatori, ma diventiamo a nostra volta oggetto dello sguardo, chiamati a confrontarci con la nostra interiorità. Questa mostra rappresenta anche un’occasione per sperimentare nuove forme di dialogo interdisciplinare, come quello con la poesia di Elisa Biagini, e per ripensare il rapporto tra le esposizioni temporanee e la collezione permanente del museo. Mettere in relazione le opere di McKinney con quelle della Raccolta Alberto Della Ragione significa offrire nuove possibilità di lettura della collezione e immaginare modalità diverse di vivere il museo: uno spazio aperto, in cui linguaggi, epoche e pratiche artistiche si incontrano, favorendo l’educazione dello sguardo e una partecipazione sempre più consapevole del pubblico”.

 

“Attraverso l’allestimento degli spazi, la selezione delle opere della collezione permanente, la scelta dei colori e le luci, abbiamo cercato di ricreare all’interno del museo quelle atmosfere raccolte e sospese che abitano i dipinti di Danielle Mckinney e che l’artista, con pochissimi elementi e una straordinaria sensibilità, riesce a evocare, risvegliando in ciascuno di noi emozioni e ricordi profondamente personali.- ha detto Stefania Rispoli, co-curatrice della mostra - La mostra Tra noi nasce così come un invito a rallentare, a concedersi del tempo e a fermarsi a osservare. Le sue figure femminili abitano una dimensione allo stesso tempo di intimità e di libertà, attraversata da una sensualità speciale, che non cerca lo sguardo né l'approvazione degli altri, ma esiste per sé stessa: una sensualità autentica, soggettiva, profondamente personale. È il piacere dell'abbandono, della solitudine scelta, del tempo finalmente restituito a sé. 

Grazie alle parole che Elisa Biagini ha scelto per accompagnare i dipinti, abbiamo voluto dare voce anche ad altre donne, creando un intreccio di sguardi e sensibilità che attraversa la mostra e ci parla di sorellanza, di corpi, di desiderio, di ricordi, di case. La poesia diventa così un'ulteriore presenza, capace di amplificare le suggestioni delle immagini. Anche il dialogo con le opere della collezione permanente è nato dal desiderio di costruire affinità, risonanze e corrispondenze, talvolta sorprendenti, tra artisti e linguaggi lontani nel tempo. Alcuni accostamenti sembrano quasi essere rimasti in attesa di essere scoperti: penso, ad esempio, al mazzo di fiori dipinto da Mckinney in Second Wind, che sembra richiamare proprio le Dalie di Donghi, oppure al Ritratto di donna di Casorati, che condivide con Distant Loverquella stessa atmosfera rarefatta come di un tardo pomeriggio in cui il tempo per un attimo si è fermato. Sono incontri che non cercano necessariamente una spiegazione, ma che invitano a lasciarsi guidare dalle immagini, dalle emozioni e dalle associazioni personali. In fondo, è proprio questo il senso della mostra: creare uno spazio di vicinanza e di ascolto, in cui le opere possano dialogare tra loro e con chi le osserva, e in cui ciascuno possa riconoscere qualcosa di profondamente proprio”.


Con un lirismo intenso e sofisticato, le tele di Mckinney sembrano luoghi di raccoglimento in cui ogni minimo gesto acquista intensità. Le protagoniste dei suoi quadri sono donne ritratte in momenti di solitudine all’interno di ambienti domestici costruiti con precisione, come piccoli teatri di intimità. Allo stesso tempo vicine e distanti, sono sospese e assorte nei loro pensieri. Osservarle significa assumere il ruolo di testimoni silenziosi, ospiti discreti di una scena già iniziata, destinata a proseguire oltre la nostra presenza. I loro sguardi e le pose sembrano accoglierci su una soglia invisibile che può essere attraversata solo in punta di piedi: entrare nel loro spazio richiede di rallentare, osservare e lasciarsi avvolgere dall’atmosfera evocata dalla pittura, senza pretendere di conoscere il prima e il dopo della ‘sceneggiatura’, lasciando altresì aperta la struttura narrativa.

Formatasi inizialmente come fotografa, Mckinney costruisce immagini dalla forte impronta cinematografica che dimostrano una profonda consapevolezza della relazione che si crea tra chi guarda e chi viene guardato. Le sue opere rielaborano una lunga tradizione iconografica che ha rappresentato il corpo femminile come oggetto del desiderio e della contemplazione maschile, decostruendolo dall’interno. Le sue donne, invece, sembrano sottrarsi alle aspettative esterne, liberate dal lavoro, dalle relazioni e dalle aspettative che il mondo proietta su di loro, esistono per sé stesse. È forse proprio in questa dimensione di silenziosa verità che riconosciamo qualcosa di noi. Una spinta a guardarsi allo specchio e a domandarsi: “Cosa rimane di noi quando siamo soli?” “Cosa offriamo allo sguardo altrui, fuori dalle logiche del possesso e della dipendenza?”

Il dialogo con la storia dell’arte passata si evidenzia anche nella qualità pittorica delle sue opere. Le sue figure emergono lentamente da fondi scuri attraverso un uso magistrale del colore che richiama la tradizione del Tenebrismo seicentesco ispirato a Caravaggio e ai caravaggeschi, mentre improvvisi accenti cromatici, dati da un abito o una sciarpa, dallo smalto sulle unghie o dal bagliore di una sigaretta, intercettano e guidano il nostro sguardo. All'interno delle sue stanze compaiono opere d'arte, oggetti di design, porcellane e riproduzioni di grandi maestri come Picasso e Matisse, che evocano riferimenti all’arte del passato. La mostra amplifica questo dialogo accostando le sue pitture a dipinti e sculture di Arturo Martini, Felice Casorati, Giorgio Morandi, Filippo de Pisis e altri artisti della collezione del museo.  Ne nascono inattese risonanze formali e concettuali attorno ai temi della rappresentazione del corpo, della costruzione dello spazio e della luce, che rileggono la  tradizione attraverso uno sguardo femminile contemporaneo. Anche l'allestimento contribuisce a rafforzare questa esperienza. Lo spazio espositivo richiama l'atmosfera raccolta di un ambiente domestico, trasformando il museo in un luogo che possiamo abitare più che attraversare. 
Ad accompagnare le opere è inoltre presente una selezione di testi poetici e letterari di autrici americane del Novecento - Lucille Clifton (1936-2010), Louise Glück (1943 – 2023) e June Jordan (1936 – 2002) -, scelta con la curatela lirica di Elisa Biagini, poeta e traduttrice. Le loro parole amplificano gli echi intimi ed emotivi della pittura di Danielle Mckinney, invitando a sostare ancora un poco all'interno di quel fragile spazio condiviso che la mostra suggerisce sin dal suo titolo: Tra noi.

 

(foto Museo Novecento)

 

 
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