Giuggiole, il frutto dimenticato dell'autunno toscano
Che sapore hanno le giuggiole e come si mangiano? Quando trovarle, come gustarle e l’origine toscana dell’espressione "andare in brodo di giuggiole"
martedì 13 ottobre 2026 10:30
In brodo di giuggiole ci siamo andati tutti, almeno a parole. Ma assaggiare davvero una giuggiola è meno scontato. Questi piccoli frutti non si trovano facilmente in vendita: appaiono per poche settimane all’anno nei negozi e nei mercati.
Ottobre è il momento giusto per conoscerle.
Che cosa sono le giuggiole?
A prima vista possono ricordare delle olive: piccole, tonde o allungate, con un nocciolo duro al centro. Sono i frutti del giuggiolo, Ziziphus jujuba, un albero originario della Cina e coltivato da millenni. Durante la maturazione la buccia passa dal verde a toni rossastri e bruni. Forma e dimensioni dipendono dalla varietà.
Che sapore hanno?
Da fresche e sode ricordano la mela, soprattutto per la consistenza croccante, anche se sono meno succose. Il gusto è dolce, con una nota acidula che può essere più o meno evidente. Quando maturano ulteriormente e cominciano a raggrinzirsi, la polpa si ammorbidisce e il sapore richiama quello del dattero. Ecco perché due persone possono descrivere le giuggiole in modo diverso e avere entrambe ragione: molto dipende dalla varietà e dal momento in cui le hanno mangiate.
Come si mangiano?
Il primo assaggio può essere il più semplice: fresche, lavate, con la buccia, facendo attenzione al nocciolo.
Si possono anche essiccare oppure utilizzare per confetture, sciroppi e dolci. Quelle fresche, tagliate a pezzetti e snocciolate, possono finire in un’insalata; quelle essiccate negli impasti, un po’ come si fa con l’uvetta.
Perché si trovano per così poco tempo?
La raccolta si concentra tra settembre e ottobre, con tempi che variano secondo la varietà e il clima. I frutti non maturano tutti insieme e vengono raccolti in più passaggi. Le giuggiole fresche, inoltre, non si conservano a lungo. Una precisazione antispreco: la buccia raggrinzita può essere il risultato del naturale avanzare della maturazione. Da sola, non significa che il frutto sia da buttare.
E perché si dice "andare in brodo di giuggiole"?
Il brodo di giuggiole esiste davvero: è un liquore dolce preparato con questi frutti. La storia del modo di dire, però, ci porta alle castagne.
Secondo la ricostruzione dell’Accademia della Crusca, nella Toscana del Seicento era già presente l’espressione "andare in brodo di succiole". Le succiole sono le castagne lessate con la buccia, conosciute anche come ballotte. Il significato era quello che usiamo ancora oggi: provare una grande contentezza, quasi sciogliersi dal piacere. Nel tempo, le giuggiole hanno preso il posto delle succiole; la somiglianza tra le due parole può aver favorito il passaggio.
