Giovani, Psicologi Toscana: ‘Contro la violenza servono educazione affettiva e digitale, non basta vietare o punire’
La presidente Gulino dopo l’inchiesta sui post violenti di un 15enne aretino: ‘Occorre insegnare ai ragazzi a riconoscere emozioni, relazioni e rischi del web’
mercoledì 08 aprile 2026 12:32
“Sempre più spesso gli episodi di violenza che coinvolgono adolescenti e giovani riportano al centro dell’attenzione il tema del disagio emotivo e relazionale delle nuove generazioni. Un fenomeno che non può essere affrontato solo con misure emergenziali o repressive, ma richiede un investimento educativo strutturato e continuativo”. A dirlo è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dopo la notizia che un 15enne aretino è finito sotto inchiesta con le accuse di “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa” in seguito alla pubblicazione di alcuni post sui social network.
“La violenza giovanile non nasce all’improvviso – spiega Gulino – ma è spesso l’espressione di un disagio profondo che i ragazzi non riescono a comunicare o gestire. Il problema non nasce nel momento in cui esplode: prende forma prima, molto prima. Negli anni successivi alla pandemia il disagio psicologico dei giovani è emerso con grande chiarezza e continua ad aumentare: ansia, depressione, difficoltà relazionali, disturbi alimentari, autolesionismo, paura del futuro e isolamento non sono più casi isolati, ma segnali di un fenomeno sociale diffuso. Se poi consideriamo l’altalena emotiva tipica dell’adolescenza, tutto si complica ulteriormente, dentro e fuori casa”.
“Le richieste di aiuto ai servizi di salute mentale da parte dei giovani crescono in maniera preoccupante – prosegue la presidente – e allo stesso tempo l’81% degli studenti italiani chiede la presenza stabile dello psicologo a scuola, una realtà già consolidata in molti Paesi europei. La scuola rappresenta il luogo d’elezione per una crescita sana e per intercettare precocemente le vulnerabilità legate allo sviluppo, perché è il contesto in cui è possibile cogliere segnali spesso invisibili o confusi, attraverso l’intervento di professionisti competenti”.
“Uno degli strumenti più efficaci per contrastare fenomeni di aggressività, isolamento e comportamenti a rischio – aggiunge Gulino – è l’introduzione stabile di percorsi di educazione affettiva e digitale nelle scuole, già a partire dalle fasce d’età più giovani. Oggi i ragazzi crescono in un contesto in cui le relazioni si sviluppano sempre più spesso anche attraverso il digitale: senza un’adeguata guida rischiano di costruire modelli relazionali basati su stereotipi, disinformazione o contenuti inappropriati”.
“La scuola – continua la presidente – rappresenta un presidio fondamentale non solo per l’apprendimento cognitivo, ma anche per lo sviluppo delle competenze emotive e relazionali. Non basta limitare o vietare strumenti come gli smartphone: occorre insegnare come utilizzarli in modo consapevole e responsabile, aiutando i ragazzi a riconoscere i rischi del web e a costruire relazioni sane, nel rispetto di sé e degli altri”.
“Un ruolo centrale spetta anche agli adulti di riferimento – conclude Gulino - Famiglie, insegnanti ed educatori devono essere messi nelle condizioni di riconoscere precocemente i segnali di disagio e di attivare percorsi di supporto. Servono risorse, formazione e continuità. Investire nel benessere psicologico dei giovani non è una spesa, ma una forma concreta di prevenzione e di tutela della salute pubblica”.
