Uffizi, due sculture di Libero Andreotti si aggiungono alle collezioni di Palazzo Pitti

25/08/2019

Acquistate dalle Gallerie degli Uffizi

Due sculture in bronzo di Libero Andreotti si aggiungono alle altre sue importanti opere (sia pittoriche che plastiche) nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti.

 

Negli ambienti un tempo residenza dei Lorena, al secondo piano di Palazzo Pitti, si possono ora ammirare La venditrice di limoni e il Ritratto di Paola Ojetti.

 

Acquistate dalle Gallerie degli Uffizi, le due opere provengono dalla collezione del famoso critico Ugo Ojetti, che apprezzò particolarmente lo scultore e ne fu mecenate. Di Andreotti la Galleria possiede anche altre testimonianze come l’importante documentazione di archivio relativa alla sua mansione istituzionale di Commissario per gli acquisti e le donazioni, destinati ad accrescere le raccolte del Museo.

 

I due bronzi sono stati acquistati perché esempi mirabili della bronzistica italiana del primo Novecento, fa sapere la Galleria, inoltre, essi ben rappresentano il ruolo fondamentale di Ugo Ojetti nella definizione del patrimonio artistico conservato alla Gam.


Nella sala 30 è esposta anche, per l’occasione, la Natura morta con sei limoni del pittore piemontese Felice Casorati che ricorda la bella collezione del ‘900 della Galleria d’Arte Moderna.

 

“Le due opere – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt - hanno una storia documentale di grande interesse sia storico che critico e avevano partecipato alle migliori rassegne espositive dell’epoca: la Venditrice di Limoni del 1917 era stata esposta alla Galleria Pesaro di Milano nel 1921, a Venezia nel 1934, e alla Secessione di Vienna del 1935. Il ritratto della figlia del critico, Paola, esposto nel 1934 a Venezia e a Vienna e poi a Budapest nel 1935 e 1936. Si tratta quindi di opere che rappresentano due diversi momenti creativi nel percorso artistico dello scultore. L’importanza del loro ingresso nella Galleria d’Arte Moderna viene accresciuta dal fatto che esse provengono dalla collezione di Ugo Ojetti, che aveva fornito in prima persona l’indirizzo critico alle raccolte del Museo”. 



 

 

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