Cultura, la Toscana è la regione con l'offerta più diffusa

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13/10/2017

I numeri in uno studio

E' la Toscana la regione in Italia con l'offerta culturale più diffusa. Sono i numeri affrontati al LuBec di Lucca da Sabrina Iommi, ricercatrice dell'Irpet, l'istituto di programmazione economica della Toscana.

 

"Cultura e democrazia, cultura e partecipazione, cultura e economia anche. Ma come si misurano la cultura e l'offerta culturale? Lo si può fare contando biblioteche, luoghi di spettacolo, musei, monumenti e siti archeologici, filarmoniche e scuole di musica", riporta una nota. La Toscana è la prima regione in Italia, davanti a Emilia Romagna, Sicilia, Puglia e Umbria.

 

I dati, raccolti assieme a Donatella Marinari, sono la sintesi di una fotografia che si riferisce al 2015 e che racconta come l'istruzione in fondo influenzi i consumi culturali più del reddito – anche se la disponibilità economica ha una sua correlazione – e come la democrazia chiami partecipazione e cultura (e viceversa). L'unica nota negativa, come mette in evidenza Mariella Volpe dell'Agenzia per la coesione territoriale, è semmai che l'Italia è al 35esimo posto tra i trentasette paesi del Consiglio d'Europa per investimenti in cultura – dietro solo Albania e Turchia – con un autentico crollo della spesa negli anni Duemila.

 

In Toscana si contano 979 biblioteche aperte, di cui quasi un quarto civiche o comunali, quattrocento scuole di musica e 132 filarmoniche. Oltre 191 mila sono posti tra cinema, teatri ed altri spazi di spettacolo, disseminati in 425 luoghi diversi I musei assommano 534, 35 i siti archeologici, 112 i monumenti e 23 gli ecomusei che, con i centri scientifici-culturali e i centri espositivi, fanno 746 strutture ed oltre 24 milioni di spettatori. 

 

In Toscana si "consuma cultura" a livelli medio-alti, pur non raggiungendo i Paesi europei più sviluppati. "Nelle indagini demoscopiche nei paesi a sviluppo avanzato, i primi due motivi indicati per giustificare il mancato consumo culturale sono il disinteresse e la mancanza di tempo (gli esperti interpretano la seconda risposta come una mancanza di interesse “mascherata”); la barriera più forte al consumo è dunque di tipo culturale, servono pertanto investimenti in istruzione e in educazione/sensibilizzazione, oltre che politiche di “ammodernamento” dell’offerta (da rendere maggiormente attrattiva); per alcune categorie di soggetti, invece, possono essere utili politiche tariffarie o di trasporto", scrivono i relatori.

 

 

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