Polemica per il nuovo cda degli Uffizi. Montanari si dimette e attacca il ministro: 'Vergognosa lottizzazione politica'
Il rettore dell'Università per stranieri di Siena si dimette da consigliere scientifico. Giuli: 'Motivazioni pretestuose e deludenti'
martedì 09 giugno 2026 09:48
Polemica a distanza, a livello nazionale, per il nuovo cda delle Gallerie degli Uffizi.
“Signor ministro, venuto a conoscenza, solo attraverso la stampa, del suo decreto del 25 maggio ultimo scorso con cui nomina i membri del Consiglio d’Amministrazione delle “Gallerie degli Uffizi”, sono con questa mia a rassegnare le dimissioni irrevocabili, e con decorrenza dalla data di oggi, dal Comitato scientifico di detta Galleria", scrive in una lettera Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena. "Ritengo infatti assai grave che lei abbia ritenuto di sottoporre il Museo a un controllo così stretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nominandone nel Consiglio d’amministrazione addirittura il Segretario generale", continua Montanari. "La natura sfacciatamente ideologica di altre due nomine, e l’assenza di ogni competenza nel governo dei musei di questi tre componenti, configurano una appropriazione politica in sé grave e inaccettabile, perché incompatibile con l’appartenenza del patrimonio culturale all’intera nazione. Infine, la presenza della collega Carmen Bambach, autorevole collega storica dell’arte ma anche conservatrice in un grande museo straniero strutturalmente interessato al prestito di opere delle Gallerie degli Uffizi, integra un evidente, quanto altamente inopportuno, conflitto di interessi. Non ritengo che sussistano, quindi, le condizioni per un sereno e proficuo lavoro in seno al Comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi".
Nei giorni scorsi il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva nominato il nuovo cda degli Uffizi, inserendo l’attuale segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri Carlo Deodato, il professor Alessandro Campi, ex consigliere di Gianfranco Fini, la super esperta del Rinascimento (e in particolare di Leonardo da Vinci) Carmen Bambach, storica dell’arte cilena che attualmente è responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art di New York, e l’ex consigliere regionale ed ex deputato di Forza Italia Stefano Mugnai. Con loro anche Simone Verde, direttore delle Gallerie.
"Parlano di nazione, lavorano per la loro fazione, sono i patrioti che devastano la patria. Una vergognosa lottizzazione politica del cda del museo da parte del ministro Giuli", attacca a Otto e mezzo, la trasmissione di La7, Tomaso Montanari. "Svolgevo il mio ruolo a titolo assolutamente gratuito, ovviamente. Nel cda è stato nominato il segretario alla presidenza del Consiglio, già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della Fondazione Fare Futuro di Gianfranco Fini, un ex candidato di Forza Italia alla Regione Toscana 'trombato'. Loro si riempiono la bocca della nazione, ma qui c'è un cambio di consonante, la fazione, non la nazione. Si stanno prendendo tutto, questa non è egemonia culturale, questa è la lottizzazione del patrimonio culturale. E poi come ciliegina, come foglia di fico visto che erano tutti maschi e nessuno sapeva nulla della storia dell'arte, hanno messo una storica dell'arte importante, che però è la curatrice di un dipartimento del Metropolitan di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e c'è un evidente conflitto di interessi. Non si può governare così il patrimonio della nazione, è uno scandalo e io posso fare questo, dire "non in mio nome" e dimettermi. Denunciare pubblicamente quello che stanno facendo al patrimonio, che è veramente grave, perché con tutta questa retorica dell'italianità i patrioti stanno devastando la patria".
A breve è arrivata la risposta del ministro Giuli: “Montanari se n'è ghiuto, E soli ci ha lasciato”, ha commentato con la citazione di una celebre frase di Palmiro Togliatti. “Le motivazioni addotte dall’esimio Prof. Montanari - ovvero la nomina di impeccabili figure tecniche nel cda, come il Segretario generale della Presidenza del Consiglio Carlo Deodato nonché, nel comitato scientifico, di una autorevolissima scienziata dell’arte come Carmen Bambach, tra l’altro curatrice al Met di New York - appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loro veste pretestuosa e decisamente deludenti considerando la sua incompresa caratura intellettuale”.
