Lisa Bartali racconta nonno Gino, la bicicletta e Firenze

Cronaca
17/05/2017

"Per me era un nonno comune. Ho iniziato a scoprire solo durante l'adolescenza che era un personaggio pubblico di un certo rilievo. "

Passa oggi, Mercoledì 17 Maggio 2017, il Giro d'Italia da Firenze, una tappa dedicata ad un grandissimo della bicicletta: Gino Bartali. E parte proprio da Ponte a Ema, dal Museo del ciclismo omonimo, dalla Via Chiantigiana che ha visto nascere il grande campione. 

 

Alla partenza ufficiale ci sarà anche Lisa Bartali, nipote 32 enne di Gino, con la passione della bicicletta che racconta nel suo blog "Biciclettami"

 

Partiamo dal tuo blog, ovviamente dedicato alla bicicletta...

"Il blog è nato due mesi e mezzo fa, è molto recente. E' nato dalla voglia di raccontarmi e di raccontare cosa è per me la bicicletta. Racconto alcuni aneddoti di mio nonno, un nonno importante, ma in una versione diversa, familiare. Ci sono anche le mie illustrazioni e le mie poesie dalla mia raccolta "Poesie pedalando". La bicicletta rimane il tema principale, dal campo artistico alla cronaca giornalistica. Io utilizzo la bicicletta, è una mia passione, la utilizzo in città. Il mio intento ultimo è quello di promuovere il ciclismo urbano che a Firenze deve ancora evolversi, per questo promuovo eventi di ciclo amatori e intervisto cicloofficine che, sorprendentemente, è un'attività in crescita."

 

Qual è il rapporto fra Firenze e l'uso della bicicletta?

" A livello urbanistico c'è una situazione tutta da sviluppare. Siamo molto arretrati rispetto a città in cui già precedentemente si è evoluta a livello culturale. Per esempio Bologna e Milano. Noi toscani abbiamo la passione per la bici, ma in quanto amatori che vanno fuori il fine settimana. E' tutto da sviluppare il tema della mobilità all'interno della città. Firenze può essere a misura di bicicletta, ma manca la politica a garanzia dei ciclisti: le piste ciclabili sono frammentarie, non c'è una strategia per invogliare ad usare questo mezzo."

 

Com è crescere e vivere con un nonno famoso?

"Per me era un nonno comune. Ho iniziato a scoprire solo durante l'adolescenza che era un personaggio pubblico di un certo rilievo. Sono stata con lui fino a 15 anni, dato che è morto nel 2000 e l'ho vissuto come un nonno normale. Era spesso fuori, certo, perchè fino ad 80 anni seguiva il ciclismo e viaggiava molto. Io avevo la fortuna di abitare nella sua stessa palazzina, quindi passavo con lui molto tempo e facevamo cose normali: guardavamo la tv, si stava insieme, si pranzava insieme...non mi ha mai portato fuori a vedere le tappe, al massimo si guardava il Giro d'Italia alla tv".

 

Nonno Gino ti ha mai invogliato ad intraprendere una carriera ciclistica?

"Ho ereditato la passione della bicicletta da lui, ma in modo indiretto. Da piccola mi ha insegnato ad andare sulle due ruote, ma in linea di massima, non ha mai invogliato figli e nipoti ad intraprendere una carriera ciclistica, perchè per lui era molto rischioso. Suo fratello Giulio morì durante una corsa e mio nonno voleva abbandonare la sua carriera ciclistica. Fu spronato dalle sorelle e dai cittadini di Ponte a Ema a riprendere le gare. La passione per la bici è una passione comune alla famiglia."

 

La morte del campione Michele Scarponi sembra confermare la paura di Ginaccio...

"Il ciclismo è uno sport difficile e faticoso che richiede tanto allenamento. Inoltre già da quando mio nonno smise di correre, a metà degli anni 50, iniziavano a circolare delle sostanze...anfetamine...che poi si sono trasformate in doping. La bici, comunque, ti espone molto e quindi è pericoloso. Non per questo bisogna rinunciarci; in città usando le piste ciclabili e le dovute cautele si può fare."

 

Proprio a causa degli scandali del doping molte persone credono il ciclismo uno sport fasullo. Tu cosa ne pensi?

" Purtroppo il ciclismo ai miei occhi ha perso credibilità. Ci sono stati campioni che hanno vinto tantissimo e poi si è rivelato tutto falso. E' un bellissimo sport che crea passione, anche fare tante tappe - giorno dopo giorno- crea aspettativa e curiosità nel pubblico. Lo seguo, ma senza avere un campione preferito. La mia passione per la bici resta, ma il ciclismo dovrebbe essere rivisitato."

 

Molti campioni del passato, nel ciclismo e in altri sport, sono stati dimenticati. La figura di Gino Bartali è ancora molto attuale, tanto che nel 2006 Fiction Rai e Endemol hanno realizzato la fiction con Pierfrancesco Favino. Perchè, secondo te?

"Per due motivi. Quando nel '54 mio nonno si ritirò dalle gare non scomparve; continuò a seguire il ciclismo non solo come spettatore, ma in modo attivo. Faceva premiazioni, seguiva il Giro d'Italia con l'auto della stampa, ha partecipato a dibattiti...si è messo sempre in discussione, anche da anziano. Inoltre, tre anni fa, ha ricevuto l'onorificenza di "Giusto fra le nazioni" perchè ha salvato la vita di tanti ebrei durante la guerra, quindi abbiamo riscoperto qualcosa di lui diverso dal campione, ma più umano. Questo lo ha reso estremamente attuale".

 

 

 

Agnese Paternoster
 

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