Firenze da Lontano, la storia di Dario Matteini

Curiosità
08/05/2016

Da Rifredi a Orange County passando per l'Irlanda

Siamo giunti al settimo appuntamento con la rubrica Firenze da Lontano. La storia che vi raccontiamo è quella di Dario Matteini, 38enne di Firenze o come ci ha detto lui “Io sono di Rifredi, piazza Dalmazia, angolo viale Morgagni”. 

 

Dario ha “girato il mondo” fin da bambino, per motivi familiari, di lavoro e di cuore.

 

“Le mie scuole furono tutte una accanto all’altra, asilo ed elementari alla Matteotti e medie alla Poliziano. Poi mi mandarono al Castelnuovo e l’Università di Architettura un po’ spersa per il centro di Firenze”.

 

Negli anni ‘80 si trasferì con la famiglia in America, tra Washington DC, Florida, Hawaii e la Virginia, perché suo padre lavorava alla Breda e lo mandarono in USA. Solo dopo qualche anno il ritorno in Italia. 

 

Con l’università Dario iniziò a lavorare part time nel pub JJ Cathedral, in centro a Firenze: “In quegli anni cominciai a farmi tanti amici stranieri e conoscere tante ragazze straniere. Mi sono innamorato diverse volte e diverse volte sono andato all’estero: dalla Germania alla Svezia, dall’Inghilterra all’Irlanda”. 

 

Finiti gli studi di Architettura, Dario si trasferì a Dublino per raggiungere Emma, conosciuta a Firenze, e inseguire la carriera da architetto. Purtroppo però non tutto fu rose e fiori perché inizialmente, a causa della recessione, si trovò a lavorare in un bar e tornò a studiare, prendendo un master al Dublin Institute of Technology. 

 

 

Dopo il matrimonio con Emma, nella Pieve di Santo Stefano in Pane, aver comprato casa e dato alla luce il loro piccolo Oliver, “Destino volle che si provò, quasi per scherzo, a partecipare alla Green Card lottery per gli USA. Per chi non lo sapesse, il governo Americano sorteggia a caso 50mila permessi di soggiorno illimitati su base di semplice estrazione, come una lotteria. E fortuna volle che fui selezionato!”.

 

Arrivò così il trasferimento a Orange County, a sud di Los Angeles: “Io sono arrivato a febbraio scorso e mia moglie e mio figlio lo scorso 30 aprile. Abitiamo a Corona del Mar, un posto veramente eccezionale, e ho trovato lavoro praticamente in 3 giorni, come Manager in uno studio di architettura”.

 

Al suo arrivo in California, per raccontare gioie e dolori di un immigrato in America e dispensare consigli, ha aperto due pagine Facebook: “Un Fiorentino in California” e “Carta Verde USA”.

 

Ma la domanda è: gli americani quando scoprono che è di Firenze come reagiscono? “Le persone mi guardano con ammirazione e in me si intensifica la fiamma dell’orgoglio che tutti noi fiorentini abbiamo”. 

 

La lontananza da casa si fa sentire. “Di Firenze ovviamente mi mancano la famiglia, gli amici, i luoghi natali, le ragazzate, le battute e le mangiate di ciccia bona”.

 

E un giorno tornare a Firenze? “A Firenze di sicuro ci tornerò ma non penso per viverci. Ogni volta che torno riesco a resistere massimo una settimana senza arrabbiarmi con l’incapacità del governo locale di risolvere problemi o migliorare la vivibilità della città. Preferirei trasferirmi un po’ fuori, tipo nel Chianti, per passare gli anni della non-pensione con la mia famiglia”.

 

Dario si congeda così: “Avrei un desiderio per tutti i fiorentini: datemi per favore un bacio alla mi’ città, patria di esploratori, amanti, bischeri e sorrisi”.

 

 

Elena Manetti

 

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